Datata a 30.000 anni fa la nascita della farina in Toscana

Toscana culla del Rinascimento e non solo. Pare infatti che anche la farina abbia natali toscani. A rivelarlo una ricerca condotta nella cornice di Expo 2015, grazie al sostegno della Regione e della Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Firenze, e Presentata a Palazzo Strozzi Sacrati durante l’incontro “La prima farina in Toscana – Alle origini dell’alimentazione”.

Gli studiosi pensano che circa trentamila anni fa, in pieno paleolitico, in un villaggio sulle rive del Sieve, nel Mugello, nella zona oggi ricoperta dal lago artificiale del Bilancino, possa datarsi la nascita della farina più antica del mondo.

Il primo passo per la scoperta risale a metà anni ’90, prima della creazione del lago, quando un gruppo di ricerca archeologica, guidato da Biancamaria Aranguren della Soprintendenza Archeologica della Toscana in collaborazione con Anna Revedin dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, rinvenne pietre a forma di macina e mortaio e pestelli. Segno che in quella piccola comunità preistorica non si viveva di sola caccia. Le due archeologhe decisero di non lavare i reperti e analizzarli al microscopio e al carbonio 14. Gli esiti furono sorprendenti: sulle pietre si rinvennero tracce di amidoTra il 2005 e il 2007, grazie ad analisi condotte dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell’Università di Firenze, si scoprì poi con più precisione che si trattava di micro granuli di Typha , una pianta palustre da cui si ricavano farinate ad alto valore nutritivo, molto comune e dalle cui foglie si ricavano fino a pochi anni fa fibre per l’intreccio di corde e stuoie. Dopo la scoperta il gruppo archeologico ha voluto sperimentare la preparazione di un cibo fatto con farina di Tyipha, raccogliendo i rizomi, seccandoli, macinandoli ed infine preparando e cuocendo delle gallette di tifa su di un focolare ricostruito come quello scoperto negli scavi.

La scoperta dimostra che l’abilità tecnica necessaria per la produzione di farina e quindi per la preparazione del cibo era già acquisita in Toscana molto prima della nascita dell’agricoltura nel Neolitico, legata ai cereali, che si sviluppò in Medioriente. Le ricerche interdisciplinari hanno coinvolto numerosi specialisti come geologi, botanici,  informatici, e permettendo di ricostruire la storia dell’ accampamento,  che veniva frequentato nel periodo estivo per la raccolta e la lavorazione delle erbe palustri. E’ stato anche possibile ricostruire l’organizzazione interna dell’insediamento, identificando focolari, capanne, spazi adibiti alle varie attività, come appunto la preparazione del cibo, ma anche la lavorazione delle pelli e la produzione di strumenti in pietra, nonché gli spazi dedicati all’accumulo di rifiuti.

Questa importante scoperta ha portato, inoltre, a dedurre che l’uomo del paleolitico non fosse solo, come si pensava, cacciatore e carnivoro, ma avesse già a disposizione strumenti in un certo modo sofisticati per la produzione di cibo vegetale.

Le indagini non si sono fermate e a questi sorprendenti risultati ha fatto seguito il progetto dell’Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, coordinato da Revedin,“Le risorse vegetali nel Paleolitico”, da cui si è avuta conferma su scala europea, con il ritrovamento di strumenti per la macinazione in Russia, Repubblica Ceca e Puglia, che l’uomo di trentamila anni fa macinava vegetali per farne farine.

Ancora una volta alla Toscana, dunque, un primato in merito di cibo!

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie