Decreto Sblocca Italia, il WWF a fianco di 7 Regioni contro il decreto

Contro il decreto Sblocca Italia, il WWF a fianco di 7 Regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lombardia, Marche, Puglia, Veneto), ha depositato propri Atti di intervento innanzi alla Corte Costituzionale che rafforzino e integrino l’impugnazione delle Regioni degli art. 37 (gassificatori, reti e depositi di stoccaggi per il gas) e 38 (prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi) del decreto legge 133/2014.Nella stesura degli Atti – il WWF – si è valso delle contributo professionale dell’avvocato Alessandro Giadrossi del Foro di Trieste e del prof. Florenzano Damiano docente dell’Università di Trento – censura in particolare l’estensione arbitraria della procedure semplificate per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) delle infrastrutture strategiche ad un numero imprecisato di interventi nel settore energetico e la violazione di principi e norme comunitarie e convenzioni internazionali come il Trattato della UE, la Direttiva “Offshore” e il Protocollo “Offshore” della Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo. Inoltre, contesta che ricorrano le condizioni di indifferibilità e urgenza del provvedimento e che siano state rispettate le competenze concorrenti delle Regioni in materia energetica, di cui al Titolo V della Costituzione.

Il WWF contesta dati alla mano la strategicità delle infrastrutture trovando ingiustificate le motivazioni emergenziali del decreto in assenza di alcuna valutazione organica sugli impatti ambientali, sociali ed economici a livello territoriale di ciascuna opera. Anzi l’Associazione mette in guardia contro il rischio di una bolla speculativa del gas e ricorda le valutazioni dello stesso Ministero dello sviluppo economico (RA 2013 DGRME-UNMIG), il quale rileva come nei fondali marini del nostro Paese ci sarebbero circa dieci milioni di tonnellate di riserve di petrolio certe che coprirebbero al massimo il fabbisogno nazionale di idrocarburi per otto settimane. Mentre, se si aggiungono le estrazioni a terra, il quantitativo totale di petrolio sarebbe sufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale per appena tredici mesi.

Il WWF punta il dito poi sull’assoggettamento arbitrario di un numero imprecisato di progetti e proposte alla procedura notevolmente semplificata della VIA per le infrastrutture strategiche che non consente la piena partecipazione degli organi rappresentativi degli interessi collettivi, nonché degli enti territoriali. E, in violazione tra l’altro del “principio di precauzione” richiamato nel Trattato dell’Unione Europea, censura la disposizione che riapre nella sostanza le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi in Alto Adriatico (a rischio subsidenza), vietate dal 1991, usando il marchingegno dei “progetti sperimentali di coltivazione”, perché fa prevalere gli interessi economici sull’esigenza di proteggere l’ambiente, che invece viene tutelato rigorosamente anche dalla recente Direttiva 2013/30/E “Offshore” e dal Protocollo “Offhsore” della Convenzione di Barcellona.

Infine, il WWF sostiene le argomentazioni delle Regioni che, sulla base della giurisprudenza della Corte Costituzionale (in particolare le Sentenze n. 303 del 2003 e n. 6 del 2004), rilevano la violazione del Titolo V della Costituzione poiché le decisioni in materia energetica, su cui c’è la competenza concorrente delle Regioni, vengono avocate dallo Stato centrale, non assicurando quella leale collaborazione e le necessaria concertazione tra i vari livelli di governo, che dovrebbero concretizzarsi nella definizione di “intese forti” tra Stato e Regioni.

 
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