Diabete e vivisezione: Lav, ancora inutili studi sui topi, ma nessuna prevenzione

Una sperimentazione inaccettabile sia per ragioni scientifiche che per motivazioni etiche, non solo verso gli  animali ma anche verso gli uomini. Secondo Lav (Lav – Lega anti vivisezione), i danni relativi all’assunzione di olio di palma, infatti, sono noti da anni, così come è chiaro il suo collegamento con l’aumento di incidenza dell’obesità perché il processo di estrazione elimina dall’olio di palma ogni valore nutrizionale, lasciando invece i grassi a lunga catena implicati nell’aumento del colesterolo cattivo e nel diabete.

Lo studio, condotto da Francesco Giorgino e dal suo gruppo dell’Università di Bari, con la collaborazione delle Università di Pisa e di Padova, ha valutato gli effetti del palmitato, un acido grasso presente nell’olio di palma (e in misura più modesta anche nel burro e nei formaggi) sull’espressione di questa proteina ‘killer’ a livello di isole pancreatiche umane e del topo, oltre che su cellule di insulinoma di ratto (un tumore fatto di cellule che producono grandi quantità di insulina).

Michela Kuan Responsabile LAV Settore Vivisezione – spiega – “Tralasciando le dovute considerazioni legate alla deforestazione e ai danni su interi ecosistemi per le estese piantagioni di questa economica fonte di grassi vegetali, vale la pena chiedersi perché sperimentare l’eliminazione di una proteina invece che agire sulla causa, ovvero sugli stili alimentari e i consumi. Il sistema produttivo dell’industria alimentare ha fatto dell’olio di palma un ingrediente pressoché onnipresente, anche laddove non necessario; si pensi che è contenuto persino nel latte artificiale per neonati!”.

Ma anziché promuovere l’assunzione di alimenti più sani a discapito di cibi industriali, e sviluppare una sana e corretta azione di prevenzione delle malattie metaboliche che stanno affliggendo milioni di malati e piegando l’intero sistema sanitario pubblico, l’Italia si “macchia” di inutili e fuorvianti studi condotti su animali. Si sperimenta da decenni su topi e ratti per curare l’obesità e tutte le malattie correlate, millantando di poter trovare una cura miracolosa, in una corsa a porre rimedio al problema a posteriori con un farmaco sviluppato grazie a dati inattendibili su modelli animali. Non è possibile continuare a delegare la nostra salute alle aziende farmaceutiche, da sempre alleate dell’industria alimentare, legate a doppio filo da un  rapporto di causa-effetto: vendere merendine e bevande artificiali in età pediatrica, per poi curare con costosi farmaci l’adulto.

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