Direct Action, il piano per il Clima australiano: il governo paga per non inquinare

Contro i cambiamenti climatici il governo australiano ha dato il via ad un piano attraverso cui, grazie ad un’asta, acquisterà emissioni di gas serra dagli inquinatori. Il piano, Direct Action, si basa su un fondo ad hoc, Emission Reduction Fund (Erf), di 2 ,5 miliardi di dollari, con il quale saranno pagati direttamente gli inquinatori per ridurre le emissioni. In questo modo si vogliono incoraggiare gli agricoltori a piantare alberi nativi o incentivare le porcilaie a catturare le emissioni di metano emesse dagli animali.

L’asta è partita questa mattina e si concluderà domani sera, e i partecipanti si impegnano a ridure i livelli di emissioni, indicando con un’offerta segreta un prezzo per tonnellata di CO2. A chi offrirà di ridure le emissioni al prezzo più basso, l’ente governativo Clean Energy Regulator (Cer), che ha stabilito un tetto per tonnellata di CO2 per governare l’asta, assegnerà i contratti. I prezzi resteranno segreti ma il Cer pubblicherà il prezzo medio pagato e il volume di CO2 acquistato.

A partecipare a questa prima asta sono per lo più agricoltori e allevatori, mentre i maggiori inquinatori come le centrali a carbone e le fonderie preferiscono aspettare per decidere in seguito secondo l’andamento dei prezzi.
L’attuale governo di Tony Abbott, dopo la sua elezione nel 2013, ha abolito la tassa sulle compagnie maggiormente responsabili delle emissioni di CO2 (Carbon Tax) introdotta dal precedente governo laburistain passato ha espresso scetticismo verso il cambiamento climatico, creando, al suo posto, la Direct Action, che ha ricevuto non poche critiche da parte degli ambientalisti, mentre gli stessi analisti che ne hanno formulato il modello ne mettono in dubbio l’efficacia.

Inoltre l’Australia sta ricevendo anche pressioni diplomatiche da parte di Francia, Usa, Gran Bretagna e Unione Europea che chiedono di fare di più in vista della Conferenza sul clima del prossimo dicembre a Parigi.

Intanto il ministro dell’Ambiente Greg Hunt si ritiene fiducioso nell’efficacia dello schema e nella capacità dell’Australia di raggiungere l’obiettivo programmato, cioè la riduzione, entro il 2020, del 5% delle emissioni rispetto ai livelli del 2000. Ad essere meno fiduciosi sono gli stessi analisti che hanno modellato lo schema. Secondo Hugh Grossman, direttore di RepuTex, compagnia di analisi dei mercati dell’energia e delle emissioni, resta da vedere se l’Australia potrà raggiugerne l’obiettivo. “Nel migliore degli scenari, il fondo Erf riuscirà ad acquistare emissioni pari al 50% dell’obiettivo stabilito, di circa 120 milioni di tonnellate. Nel peggiore dei casi, circa il 20%.

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