Il clima cambia le città: Legambiente, come mitigare gli impatti dei mutamenti climatici in atto

Come si devono preparare le città per far fronte ai cambiamenti climatici già in atto? Quali cambiamenti nella pianificazione e gestione sono necessari per mettere in sicurezza i cittadini e ridurre gli impatti nei quartieri, sulle infrastrutture che con sempre più intensità e frequenza si stanno determinando anche nel territorio italiano?.

Per accendere i riflettori su questi temi Legambiente e Università Iuav di Venezia hanno promosso un osservatorio – Città-Clima – e pubblicato un libro, “Il clima cambia le città: strategie di adattamento e mitigazione nella pianificazione urbanistica”, che raccoglie i contributi di numerosi autori e prova a individuare una strada per ripensare le forme di intervento nel territorio italiano. Proprio l’adattamento al clima può diventare la chiave con cui ripensare le città, intervenire a partire dalle aree a maggior rischio, per arrivare a cambiare impostazione e priorità di intervento dell’urbanistica in Italia.

Una mappa interattiva curata da Legambiente mostra i danni prodotti dal 2010 a oggi in 80 Comuni: 34 allagamenti, 38 casi di danni alle infrastrutture, 33 giorni di stop a metropolitane e treni urbani, 8 danneggiamenti del patrimonio storico, 43 giorni di blackout elettrici, 139 morti. A pagare, per il crescendo di esondazioni, frane, trombe d’aria, sono state le città italiane, vittime della doppia pressione del cambiamento climatico e dell’impermeabilizzazione dei suoli.

A Genova, durante l’alluvione dello scorso 9 e 10 ottobre, le acque hanno invaso l’Archivio di Stato, la biblioteca nazionale e il Palazzo reale. A Roma le piogge intense del 7 novembre hanno fatto franare un tratto delle Mura aureliane che aveva resistito per 17 secoli. Nella provincia di Messina nell’ottobre 2009 un’alluvione ha ucciso 36 persone (in alcune delle zone colpite sono caduti fino a 220-230 millimetri di pioggia nell’arco di 3-4 ore).

I dati mostrano due problemi. Il primo è che c’è stato un cambiamento nella quantità e intensità dei fenomeni di pioggia, che sempre più spesso concentra in pochi minuti quantitativi di acqua che mediamente dovrebbero scendere in diversi mesi. Il secondo è che decenni di cementificazione del territorio hanno indebolito la capacità del suolo di assorbire senza danni le piogge intense. Una situazione che rende necessario un sistema di risposta più efficace.

“Le aree urbane devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici”, ha ricordato il vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini. “Un paese dove l’81,2% dei Comuni e circa sei milioni di persone convivono col rischio idrogeologico non può crescere e svilupparsi senza una strategia che dia risposte a questi eventi climatici. Per tante ragioni, a cominciare da quelle economiche, abbiamo speso 61,5 miliardi di euro tra il 1944 e il 2012 solo per i danni provocati dagli eventi estremi. L’adattamento al clima può dunque essere la chiave con cui ripensare le nostre città per aumentare la sicurezza e il benessere dei loro abitanti”.

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