In Austria rallenta lo scioglimento dei ghiacciai, nonostante l’aumento delle temperature globali

Rallenta lo scioglimento dei ghiacciai in Austria. Anche se il 2014 è stato l’anno più caldo di sempre, le numerose precipitazioni verificatesi durante l’estate hanno frenato la ritirata dei massicci. Anche se il 2014 è stato l’anno più caldo dall’inizio delle rilevazioni meteorologiche, le numerose precipitazioni durante l’estate hanno frenato comunque la ritirata dei ghiacciai. L’86% dei ghiacciai austriaci sono diminuiti, il 9% sono stazionari e il 5% sono cresciuti. La diminuzione maggiore è stata registrata sulla Vedretta della Croda, sul confine tra l’Alto Adige e il Tirolo, che ha perso 91 metri.

I cambiamenti climatici rappresentano un fenomeno attuale: le temperature aumentano, i regimi delle precipitazioni si modificano, i ghiacciai e la neve si sciolgono e il livello medio globale del mare è in aumento. Si prevede che tali cambiamenti continueranno e che gli eventi climatici estremi all’origine di pericoli quali alluvioni e siccità diventeranno sempre più frequenti e intensi. L’impatto e i fattori di vulnerabilità per la natura, per l’economia e per la nostra salute variano a seconda delle regioni, dei territori e dei settori economici in Europa.

Nonostante l’aumento delle temperature globali nell’ultimo decennio si sono verificati in gran parte dell’emisfero settentrionale inverni con temperature estreme e fenomeni intensi: negli inverni dal 2009 fino al 2011, per esempio, la costa orientale degli Stati Uniti è stata investita da tempeste di neve insolitamente intense, negli ultimi inverni intere aree del Giappone hanno registrato livelli record di neve, mentre in Europa abbiamo registrato inverni miti ma con picchi di temperature particolarmente basse.

Due studi confermano queste osservazioni, ipotizzando le prossime probabili evoluzioni del clima Europeo e Nordamericano. Secondo lo studio “Evidence linking Arctic amplification to extreme weather in mid-latitudes“, il tempo in Europa e Nord America rischia di divenire meno variabile e più “persistente”, alternando lunghi e duri periodi di siccità (con temperature insolitamente alte, determinate da grandi anticicloni) a periodi eccezionalmente freddi ed umidi determinati dalla violenta irruzione di masse di aria gelida. Anche un altro studio (“Impact of declining Arctic sea ice on winter snowfall“) suggerisce una probabile evoluzione climatica che porterà al susseguirsi di inverni sempre più rigidi nell’emisfero nord, determinati dalla formazione di “imbuti” di aria fredda diretti verso l’equatore. Jiping Liu (Georgia Institute of Technology di Atlanta), coautore dello studio: “Quando abbiamo una drastica riduzione del ghiaccio marino, va a finire che c’è più neve”.

Analizzando la serie storica, effettivamente gli anni caratterizzati da minori estensioni di ghiaccio marino a fine estate (2005 e 2007) sono stati caratterizzati da intensi fenomeni nevosi invernali in molte parti dell’emisfero settentrionale: le simulazioni computerizzate operate dal team di Jiping Liu confermano “un legame tra copertura di ghiaccio marino e la copertura nevosa”, suggerendo che la perdita di 1 milione di chilometri quadrati di ghiaccio può aumentare le nevicate di una percentuale compresa tra il 3% e il 12% in alcuni luoghi del mondo, specialmente le regioni degli Stati Uniti, Europa e Cina (mentre in Canada Orientale e Groenlandia il sopracciato indebolimento delle correnti occidentali sarebbe destinato a favorire la frequente intrusione di aria di origine atlantica a temperatura più mite, con inverni più dolci).

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