La cannabis di Stato coltivata dall’esercito, a breve il primo raccolto

In base all’accordo di collaborazione siglato il 18 settembre scorso, i ministeri della Salute e della Difesa hanno affidato allo Stabilimento Chimico Farmaceutico Miliare il delicato compito di produrre i 100 chilogrammi di cannabis terapeutica l’anno stimati come fabbisogno nazionale. La produzione dovrebbe partire dal prossimo agosto.

La nuova area produttiva è gia a pieno regime: porte da laboratorio farmaceutico, con un sistema di interblocco che consente di aprirne solo una alla volta per evitare l’inquinamento dei locali; spogliatoi per il personale che dovrà indossare camici, mascherine e guanti. L’intero complesso avrà tutta una serie di sistemi di sicurezza, di accessi e di controlli. Alla serra potrà accedere solo personale munito di badge, monitorato da impianti di videosorveglianza. “Il ciclo di sviluppo della pianta di cannabis sativa dura mediamente dai 90 ai 110 giorni”spiega Medica. “Viene fatto il raccolto, tagliando solo la parte che ci interessa, cioè le infiorescenze femminili non fecondate. Le infiorescenze sono messe ad asciugare in un essiccatoio, in una stanza dove un impianto di trattamento immette aria a bassissimo contenuto di umidità. Poi si passa alla fase di lavorazione vera e propria sotto una cappa a flusso laminare di aria, che garantisce un ambiente sterile. Infine, le infiorescenze vengono macinate in un box dove sarà montato un mulino. Quindi gli operatori prenderanno il principio attivo ottenuto, lo peseranno e lo confezioneranno in contenitori da 5 grammi. I flaconi o le bustine saranno etichettate, conservate in un’area blindata e pronte per la distribuzione”.

Lo Stabilimento riceverà gli ordini dalle farmacie e provvederà alla consegna anche tramite distributori esterni. “Sarà compito del farmacista preparare le dosi” precisa Medica. “Sappiamo che in base al tipo di patologia sono previsti dosaggi diversi. Ecco perché non possiamo fare il prodotto finito, come è accaduto altre volte. I quantitativi medi di prodotto essiccato variano dai 20 ai 100 milligrammi al giorno per paziente, pari a 30-35 grammi l’anno per paziente. Quindi i 100 chili di produzione previsti dal ministero della Salute dovrebbero essere sufficienti a coprire le prime esigenze”. Quanto costa l’intero progetto? L’Agenzia industrie difesa preferisce non rispondere. “Grazie alla vendita del prodotto”, dice il generale Santon “gli investimenti saranno ammortizzati nel giro di pochi anni e potrebbero essere reinvestiti per sviluppi futuri”.

“Lo scopo di questa operazione– spiega il colonnello Antonio Medica, direttore dello stabilimento – è rendere disponibile ad un numero sempre crescente di pazienti un prodotto medico non sempre facilmente reperibile sul mercato, ad un prezzo decisamente più vantaggioso per l’utilizzatore finale”. Persone affette da sclerosi multipla, da gravi disturbi neurologici, da malattie degenerative, tumori e Aids, fanno regolarmente uso di cannabis. La letteratura scientifica è ormai concorde nel consigliare cannabinoidi per alleviare le sofferenze e per migliorare le condizioni di vita dei pazienti. Ma i prodotti farmaceutici a base del principio attivo Thc (in qualche caso si tratta di semplice marijuana prodotta in ambiente asettico e controllato) finora sono stati importati dall’estero, dall’Olanda e dal Canada in particolare. Con la sperimentazione di Firenze, i ministeri della Salute e della Difesa, stanno cercando di venire incontro ai pazienti e alle Asl costrette a sobbarcarsi costi notevoli per il reperimento del farmaco: “In media costa 35 euro al grammo – conclude Medica – noi puntiamo a scendere sotto i 15 euro, forse addirittura intorno ai 5 euro per grammo”.

 
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