Migranti, la Regione Toscana scrive a Onu e vertici europei e italiani

Sull’emergenza migranti e la “guerra” in atto nel Mediterraneo e che lo sta trasformando in un cimitero, la Regione Toscana scrive all’Italia e all’Europa. Una lettera che parte dal vertice della Regione,  indirizzata al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio, alla Conferenza Stato-Regioni, all’Anci, alle altre Regioni, all’Onu e le sue agenzie che si occupano di rifugiati, al presidente del Consiglio europeo e del Parlamento europeo.

Nella lettera si chiede agli Stati europei di procedere a una rapida intesa sulle tante questioni aperte: dalla ricomposizione della Libia al rifinanziamento di un vero programma di pattugliamento dei mari per il salvataggio di rifugiati e profughi, da accordi sulla geografia europea da rivedere a mirate azioni di polizia contro il traffico di esseri umani e programmi di cooperazione e sviluppo.

La Regione avanza anche proposte: prima fra tutte l’adozione, in Italia, di un modello unitario e sostenibile di accoglienza. Occorre agire, si sottolinea, per non subire il caos ma provare a governarlo. E questo modello potrebbe essere quello che in Toscana la Regione ha proposto a sindaci e prefetti, con un limite di ospiti per ogni territorio in base a precisi parametri e l’accoglienza in piccole strutture, adeguatamente distribuite e gestite dal volontariato (come fu nel 2011) con un ruolo di coordinamento affidato al sindaco del posto. Un’accoglienza fondata su una reciproca umanità, con i rifugiati che ricambiano l’ospitalità svolgendo e offrendo, senza remunerazione, un servizio di pubblica utilità.

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi – dichiara – “Attendo che gli Stati europei procedano a un’intesa rapida: la piena copertura all’Onu nell’opera di ricomposizione della Libia, il rifinanziamento di un vero programma di pattugliamento dei mari per il salvataggio e per dare rifugio ai migranti e ai profughi, un piano di mirate azioni di polizia per neutralizzare le milizie che gestiscono il traffico di essere umani ridotti in schiavitù, a loro spese e a costo della vita, la revisione del regolamento di Dublino III (che tramuta la geografia in un fardello e penalizza l’Italia, primo paese di approdo), il legame fra processi di migrazione e i programmi di cooperazione internazionale e sviluppo nei Paesi di origine”. Questi temi, conclude Rossi, hanno a che fare con la politica nazionale e internazionale e non possono essere confinati nell’orizzonte locale.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie