Pigrizia: nuova patologia killer

“Otium sine voluntate”, o dovremmo dire ode alla pigrizia. Ebbene sì, sta diventando una vera e propria malattia. L’Oms lancia l’allarme: mancanza di esercizio fisico, malattie cardiovascolari, ma anche tumori e diabete potrebbero essere collegate alla pigrizia. Eppure a scongiurare questi rischi basterebbe davvero poco impegno, circa 2 ore e mezza di allenamento a settimana. Eppure, soprattutto per gli italiani, appare un ostacolo insormontabile. Sarebbe opportuno a giorni alterni dedicare dai 45 ai 60 minuti all’attività fisica, ma nulla, il divano è il più amato dagli italiani.

L’Academy of Medical Royal Colleges ha coniato un nuovo termine per questa nuova patologia: sindrome della morte da sedentarietà. Come scrive il British medical journal: “Non proponiamo una marcia indietro dalla quantità di moto raccomandata, ma per chi non ci arriva possiamo tentare traguardi intermedi”.
Persino la Federazione Medico Sportiva Italiana vorrebbe inserire la pigrizia come vera patologia. Sul Corriere della Sera Gianfranco Beltrami, docente del corso di laurea in Scienze motorie dell’Università di Parma e membro dell’FMSI spiega: “Come un farmaco, però, se ne prendiamo troppo poco non fa effetto. Camminare per dieci minuti di quando in quando non serve granché: certo è sempre meglio di niente, soprattutto in presenza di patologie, ma non crogioliamoci nell’idea che sudare sia inutile per ottenere benefici consistenti sulla salute e la forma fisica”.

In ogni caso prima di mettersi a fare attività fisica è bene calcolare la “frequenza cardiaca massima e il consumo massimo di ossigeno: poi è possibile determinare durata, frequenza e intensità dell’allenamento, da scegliere in modo che sia completo” aggiunge Beltrami, e avverte: “Non va bene, puntare solo su un’attività aerobica e ad esempio dedicarsi soltanto alla corsa: vanno sempre associati esercizi anaerobici di potenziamento e lo stretching, perché per essere davvero in salute contano anche forza muscolare, flessibilità, equilibrio. Inoltre, la dose di movimento cambia man mano che passano i mesi, perché con l’allenamento si fanno progressi e l’intensità degli sforzi può crescere”.

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