Report dalla Mostra “Vivere Vegan: La Scelta”

Martedì 14 Aprile è stata aperta al pubblico la mostra allestita da Progetto Vivere Vegan Onlus e Essere Animali dal titolo “Vivere Vegan: La Scelta”. Il nome dell’evento è indicativo di ciò che si può osservare lungo il corridoio della splendida Sala delle Carrozze di Palazzo Medici Riccardi, in Via Cavour a Firenze, una delle strade più trafficate, a piedi, da turisti e non.

Mille persone circa, ogni giorno, entrano per curiosità, per visitare effettivamente la mostra o per passare semplicemente all’altro lato del palazzo per sboccare in via De’ Ginori (la parallela di Via Cavour). Numerosi sono gli interessati all’antispecismo che vengono da diverse zone d’Italia e, addirittura, da Paesi oltre il confine italico. Non si può descrivere un qualcosa che si deve vedere e sentire sulla propria pelle per poter avere il carico emotivo necessario a ribaltare molte delle certezze ereditate e mantenute volutamente ancorate ad una realtà che ci fa vedere solo una piccola parte di ciò che accade veramente, ma cercheremo, attraverso ciò che è lo scopo di questo grande evento, di indurre qualche riflessione sui nostri stili di vita e sulle conseguenze nascoste che addormentano le nostre coscienze senza opportunità alcuna per la nostra morale di essere destata dal sonno indotto ed esplodere in tutta la sua portata.

Partiamo in questa visita guidata virtuale della mostra dall’ingresso di Via De’Ginori. Sul lato destro, troviamo una serie di foto di persone comuni mescolate con quelle di animali comuni. Non esiste alcuna differenza: siamo tutti uguali su questa Terra. Sopra questa fila di immagini, un muro riflette una serie di video che mostrano ciò che subiscono i nostri simili, i rifugi che li accolgono, alcune illustrazioni di disegnatori vegan e l’immancabile clip di Steve Cutts (“Men”). Le gigantografie, poste su entrambi i lati, riportano i motivi “Latte rosso sangue”, che spiega il perché la produzione di questo liquido così tanto commercializzato causi dolore, e “Immedesimarsi”, un invito a interiorizzare, facendo propria, la sofferenza di coloro la qual voce non arriva a bussare sui timpani degli umani.
Lungo il corridoio, si dislocano cartonati che spiegano, esaustivamente, le ragioni per le quali dovrebbero cessare le produzioni di carne, pelle, pellicce, uova, latte e l’utilizzo di animali come cavie e fenomeni da baraccone nei circhi: per ognuno di questo scopo la violenza è sempre ammessa.

Proseguendo, su ambo le sponde, schermi a 16″ riproducono i video-reportage che Essere Animali ha girato in molti allevamenti intensivi italiani per documentare l’orrore e le pratiche immorali ai quali sono sottoposti gli animali che noi chiamiamo cibo. Molti visitatori onnivori, dopo la visione di quelle immagini, sono stati profondamente toccati. Nessuno dei classici mass-media ha mai trasmesso le barbarie che portano alla produzione di carne, latte e uova. Trovarsi faccia a faccia con la verità quando tutti intorno tendono ad occultarla per meri interessi economici non può che suscitare emozioni contrastanti che vanno dalla rabbia alla tristezza fino alla sofferenza per quello che accade ad esseri indifesi.

Geniale, per comprendere appieno ciò che, quotidianamente, assumiamo come pasto, è un monitor posto in un piatto che proietta immagini dei massacri negli allevamenti intensivi; questo è collocato al centro di una tavola apparecchiata con una tovaglia rossa…come il sangue. La scena perfetta per descrivere l’origine della maggior parte del cibo che acquistiamo e consumiamo senza porci quesiti. Arrivati a metà corridoio, lo scenario cambia. E’ il momento e lo spazio per i santuari, luoghi dove gli animali sono accolti con cura e trattati con rispetto.
Ippoasi, Vitadacani, Porcikomodi, sono alcuni dei rifugi italiani che hanno contribuito con il loro impegno e il loro materiale a rendere visibile al pubblico sprazzi di vita quotidiana nei loro spazi verdi (decisamente opposti a quelli grigi e putridi degli allevamenti intensivi).
In particolare, abbiamo conosciuto dal vivo la realtà di IppOasi, dove tra Peppa, Alfred, Leo, Ercolino,Lorenzone e tantissimi altri amici a quattro e a due zampe è possibile trascorrere dei giorni di completa armonia con coloro che generalmente sono considerati cibo e con la natura.

Presenziando ai banchini, sono molti coloro che si fermano per chiedere informazioni di ogni sorta alla fine del tour emozionale e informativo. Alcuni domandano perché tutto questo non viene mostrato, altri ancora se è lecito maltrattare gli animali in quel modo e se ci si sta muovendo per interrompere questo stillicidio. Le risposte a queste domande sono sotto gli occhi di ognuno di noi. Se un’azienda mostrasse al compratore come vengono realizzati i propri prodotti, è assai improbabile che possa incrementare il fatturato. Gli allevamenti intensivi per quanto possano essere tranquillamente paragonati a campi di sterminio e al “pozzo dei rasoi” di Cesena, uno dei luoghi simbolo della tortura cristiana medievale, sono legalizzati. Moralmente abietti, ma previsti dalla legge. Sono state diverse le petizioni lanciate per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, molteplici i moniti di enti internazionali di salvaguardia del benessere animale, ma ad oggi continuano, senza batter ciglio, le dolorose e infime punizioni corporali su chi ha l’unica colpa di essere debole e, quindi, non in grado di difendersi. La sola strada percorribile è la presa di coscienza. Un percorso che inizia con l’informazione, prosegue con la consapevolezza e, infine, giunge alla fase finale: La Scelta.

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