Sudorazione eccessiva: un problema imbarazzante che peggiora con l’arrivo dei primi caldi di stagione

Arrivano i primi caldi ma non per tutti è una buona notizia. Non lo è certamente per quegli italiani che soffrono di iperidrosi, l’eccessiva sudorazione di alcune parti del corpo (mani, ascelle, piedi in particolare) a volte associata a odore intenso e acre. Con i primi caldi, infatti, chi già durante l’anno “suda tanto e troppo” vede peggiorare il problema. Un problema che rende difficili e imbarazzanti anche le normali relazioni interpersonali. Per chi infatti ha un’eccessiva sudorazione una semplice stretta di mano o indossare vestiti colorati può diventare un ostacolo ai normali rapporti quotidiani. Sebbene poco conosciute, le soluzioni esistono. Tra queste la terapia jontoforetica, metodica non invasiva, è una delle opzioni più sicure ed efficaci.

Sudorazione normale e iperidrosi. La sudorazione è un fenomeno normale e indispensabile al corretto funzionamento del corpo umano. E’ regolato dalle ghiandole sudoripare eccrine presenti su tutta la superficie del corpo in particolare sulla pianta dei piedi, sul palmo delle mani, nelle ascelle e intorno alle aperture corporee di faccia e genitali. “Attraverso la sudorazione fisiologica, il nostro corpo è in grado di regolare e mantenere costante la sua temperatura interna tra i 36° e 37°, rispondendo adeguatamente alle variazioni della temperatura esterna. – sottolinea il Dottor Roberto Castelpietra, Medico Specialistico in Dermatologia di Milano e in Idrologia Medica – Quando invece la sudorazione è eccessiva e non funzionale alla termoregolazione, si parla di iperidrosi. Nella maggior parte dei casi il disturbo si manifesta già in giovane età e accompagna il soggetto per buona parte della sua vita”. Si distinguono due tipi di iperidrosi. La primaria (o idiopatica) non è riconducibile a cause particolari. E’ la forma più frequente, che soventemente inizia a manifestarsi in giovane età. Viene di solito attribuita ad eccessiva emotività o ansietà, ma spesso è invece il disagio provocato dall’eccessiva sudorazione a produrre questi stati emotivi. Attualmente si è propensi ad imputare l’iperidrosi primaria alla sovrapposizione di un problema costituzionale (inversione di polarità della membrana cellulare) a fattori emotivi. La secondaria è l’iperidrosi conseguenza di specifiche patologie, quali disfunzioni del sistema endocrino, malattie psichiatriche, obesità.

Un problema imbarazzante. I soggetti colpiti dall’iperidrosi cominciano a sudare in situazioni di stress emotivo, in ambienti chiusi e affollati, in occasione di un esame o del contatto fisico con un’altra persona. “L’eccessiva sudorazione è spesso un ostacolo alle quotidiane relazioni personali e sociali tanto da mettere in gioco l’autostima personale – sottolinea Giorgio Bossa, naturopata di Milano – Abiti, mani e piedi bagnati sono una costante nella vita di chi soffre di iperidrosi, con cui deve imparare a convivere anche se con molta difficoltà. Chi “suda troppo”, inoltre, è cosciente di generare in chi gli sta vicino un certo senso di repulsione. Si entra così in panico per gesti normali della quotidianità: stringere la mano, maneggiare fogli di carta mentre si lavora, o semplicemente togliersi cappotti e soprabiti per non mostrare quanto si è bagnati. Spesso si arriva ad evitare il contatto con gli altri”

Le soluzioni. I rimedi attualmente disponibili sono di diversi tipi. Ci sono quelli di tipo “invasivo” che prevedono interventi di tipo chirurgico (iniezione di botulino o l’interruzione dei nervi responsabili della sudorazione) o quelli “naturali” (antitraspiranti o antisudoripari e i trattamenti fitoterapici come salvia, biancospino, fiori di arancio) efficaci però per le sole iperidrosi lievi.

Un discorso a parte merita la terapia jontoforetica, praticata fin dagli anni 50 in USA. Si basa sull’applicazione della corrente galvanica a bassa intensità alle zone interessate dal problema attraverso un apposito apparecchio. La terapia prevede un ciclo di attacco da fare presso un Centro specializzato, attraverso apparecchi professionali. Il primo ciclo è di 10 sedute ma già dopo 6-8 sedute si ottiene la normoidrosi (la sudorazione fisiologica) che può durare – a seconda dei soggetti – dai 25 ai 90 giorni. Poi, gradualmente, il paziente riprende a sudare in modo non fisiologico e, a questo punto, dovrebbe sottoporsi a una terapia di mantenimento che può fare nel Centro specializzato oppure a casa, con un apparecchio domiciliare. Da alcuni anni tali apparecchi sono disponibili in commercio: dopo i primi dispositivi che funzionavano a batteria e molto artigianali, oggi, grazie alla ricerca tecnologica, sono stati realizzati apparecchi sempre più efficaci, sicuri, facili da usare e a costi accessibili. I tempi di risposta alla terapia domiciliare sono comunque soggettivi e dipendono da molteplici fattori.

Trattandosi di trattamenti con apparecchi elettromedicali, è importante iniziare la terapia rivolgendosi ad uno Specialista (un dermatologo meglio se con specializzazione anche in idrologia medica) evitando il “fai da te” iniziando da subito la terapia a casa. Il supporto specialistico dà al paziente non solo garanzie di sicurezza ma anche di efficacia assicurando la corretta personalizzazione della terapia da usare a domicilio. Con la terapia jontoforetica non ci sono effetti collaterali , sempre che si usino apparecchi specifici e che siano a norma. A volte con apparecchi non specifici si può andare incontro a piccole ustioni (specialmente utilizzando vaschette in alluminio).

“Da quando abbiamo iniziato a trattare l’iperidrosi abbiamo seguito circa 1.900 persone. Il 96% dei soggetti trattati raggiunge la sudorazione fisiologica senza avere una sudorazione compensatoria mentre il rimanente 4% non risponde alla terapia. e questo rende la iontoforesi la terapia d’elezione per l’iperidrosi – sottolinea ancora il Dottor Roberto Castelpietra – Molti pazienti che si sottopongono a questo trattamento, inizialmente sono scettici sull’efficacia della cura, ma dopo essersi sottoposti alle necessarie sedute sono soliti ricredersi. Le zone del corpo che curiamo maggiormente sono le mani, i piedi, le ascelle e la fronte. La terapia – che non prevede l’uso di alcun farmaco – non può essere applicata ai portatori di pace-maker e, per la nostra esperienza, non conviene iniziare i trattamenti ai bambini prima degli 8 anni. Tutti gli altri soggetti possono essere sottoposti, senza controindicazioni, alla terapia, che consigliamo di far precedere da una visita medica. Quando i soggetti che si sottopongono a questo trattamento raggiungono il periodo di normoidrosi, possono affrontare con maggior entusiasmo e sicurezza i disagi che in precedenza li condizionavano. Stringere la mano, portare scarpe aperte, indossare abiti colorati non è più un problema”.

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