Il nostro viso è la casa degli acari: dalla nascita alla morte

Sulla nostra faccia vivono belbelli alcuni tipi di acari, e se la cosa psicologicamente potrebbe crearci qualche disagio, lo studio condotto dalla North Carolina State University di Raleigh ha evidenziato che grazie ad essi è possibile scoprire particolari interessanti della nostra evoluzione.

Gli acari che fanno del nostro volto casa propria sono due: il Demodex follicolorum e il Demodex brevis. Il primo sta all’interno dei pori e dei follicoli piliferi mentre il secondo si trova più in profondità all’interno delle ghiandole sebacee. Dato che la pelle del nostro viso è ricca di pori e ghiandole sebacee ciò spiegherebbe il perché della loro scelta di abitarvi, benchè gli acari siano stati individuati in tutto il corpo, genitali e seno compresi.

E veniamo ai particolari. Il tipo Demodex è artropode e quindi annovera fra i suoi parenti i ragni e le zecche. Hanno otto zampe corte e pelose e il loro corpo è allungato e simile a quello di un verme. Dallo studio è emerso che il 14 per cento delle persone ha acari visibili sul volto, aggiungendo a tale percentuale che è stato possibile il reperimento di Dna di Demodex su ogni viso esaminato. Perciò nessuno di noi è immune alla loro presenza che può essere variabile da alcune centinaia a migliaia. Tali cifre variano da soggetto a soggetto oppure nel tempo (ma è sui volti degli over 18 che è stata osservata una maggiore). E’ persino possibile che vene siano di più su un alto del volto piuttosto che sull’altro.

Ciò che ancora non è chiaro è il motivo per cui questi acari abbiano scelto di vivere così a contatto con gli esseri umani. Ma non mancano le ipotesi, infatti vi sono coloro che ritengono che si nutrano dei batteri collegati alla pelle, altri che mangino le cellule epiteliali morte e ancora chi pensa che si nutrano dei grassi contenuti nel sebo prodotto dalle ghiandole. Intanto il team di scienziati sta studiando i microorganismi che vivono nell’apparato digerente di questi acari per capire quali siano le loro abitudini alimentari.

Si sa ancora molto poco del loro sistema riproduttivo, mentre per esempio si conoscono le abitudini di altre specie che praticano incesto, cannibalismo sessuale, matricidio, fratricidio. Per quanto invece riguarda i Demodex, essi dimostrano comportamenti meno estremi, pare infatti che di notte escano dai pori per accoppiarsi e poi ritornino al punto di partenza. Come spiegato da Megan Thoemmes, a capo della ricerca, una certezza c’è e si riferisce alle uova che depongono. «Abbiamo filmato una femmina di Demodex che deponeva un uovo. Le loro uova sono molto grandi, da un terzo a metà delle dimensioni del loro corpo e per questa ragione è presumibile che ne depongano una alla volta». Lo studio ha messo inoltre in luce il fatto che questi artropodi sono privi di ano, ma questo non significa che non accumulino scorie inutilizzabili all’interno del loro corpo. Sembra infatti che la morte per loro avvenga per esplosione, attraverso la quale vengono rilasciate sul nostro viso tutte quelle sostanze che non sono mai stato digerite. Ciò però, secondo gli studiosi non rappresenta un pericolo per la nostra salute, a parte il discgusto che l’idea può provocarein noi.

I Demodex però sono legati ad una alterazione patologica della cute: l’acne rosacea (nota anche come couperose). L’acne rosacea è una dermatosi che solitamente colpisce la parte centrale del viso manifestandosi attraverso eritema, teleangectasie e lesioni infiammatorie simili a quelle prodotte dall’acne volgare. Gli studi effettuati hanno messo in luce che sul volto di chi è affetto da questa patologia la popolazione di Demodex passa da 1 o 2 per centimetro quadrato di pelle normalmente reperibili a 10 o 20. Grazie aduna ricerca della Maynooth University (Irlanda), fatta nel 2012, gli acari sono coinvolti nell’acne rosacea ma non ne sono la causa, che invece va ricercata nei cambiamenti che la nostra pelle subisce con il passare del tempo e con l’esposizione agli agenti atmosferici.

Sembra infatti che un aumento della produzione di sebo porti ad una crescita della popolazione di acari con inevitabili effetti infiammatori. Del resto anche il tipo di morte a cui vanno incontro, cioè l’esplosione e relativo rilascio di tossine e batteri potrebbe essere la causa di un focolaio infiammatorio. E non è tutto, perchè potrebbe sussitere un collegamento anche con il sistema immunitario dato che in pazienti affetti da malattie con grave compromissione immunitaria (Aids o cancro) è stata riscontrata un’abbondante popolazione di acari. Ciò che ancora non è chiara è la relazione che noi esseri umani abbiamo con questi animali: di sicuro non si comportano come i parassiti, semmai il rapporto è di tipo simbiotico, poiché oltre a nutrirsi di sostanze prodotte dal nostro organismo, alcuni ritengono che ci ricambino eliminando cellule morte e batteri dal nostro viso. ALtra certezza assoluta è che non possiamo assolutamente liberarcene, nonostante esistano farmaci in grado di sterminarli, a sole sei settimane di distanza dalla terapia ricompaiono inesorabilmente.

Secondo gli studiosi, questa convivenza con gl iacari Demodex è davvero antica, perchè essi vivono sull’uomo da quando si è evoluto dagli ominidi (circa 20.000 anni fa). Secondo gli scienziati li abbiamo ricevuti da altri animali. Ad esempio il Demodex brevis è molto simile a una specie che vive sui cani che al tempo dei nostri antenati vivevano a stretto contatto con gli umani. Dallo studio del Dna del Demodex brevis, sono state evidenziate differenze genetiche tra quelli reperiti sui volti dei cinesi rispetto a quelli individuati sulle facce di abitanti dell’America. Ed è proprio grazie a queste differenze che potremmo capire come sono avvenuti i flussi migratori e quali tra le popolazioni moderne siano maggiormente imparentate. Ulteriori e approfonditi studi potrebbero oinoltre fare luce su alcuni particolari della nostra evoluzione, perchè viene ritenuto possibile che il nostro sistema immunitario si sia evoluto nel tempo anche a causa di questa coesistenza acari/umani e che forse questi animali potrebbero avere contribuito al modo in cui il nostro organismo risponde alle malattie. La loro costante presenza su di noi potrebbe aver dato il via ad una risposta immunitaria con potenziali effetti migliorativi della salute e della capacità di reazione del sistema immunitario.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie