Liberia: incubo finito, è il primo paese ebola virus free

Dopo mesi di lotta al virus, il momento più difficile sembra essere passato. I nuovi casi registrati continuano a calare, siamo ben lontani dai picchi di 400 malati a settimana toccati negli scorsi mesi. Finalmente possiamo dire di essere speranzosi e di vedere a portata di mano la fine di questa emergenza. Infatti, la Liberia è il primo paese dei tre più colpiti dall’epidemia di Ebola a ricevere lo status di ‘virus free’ da parte dell’Oms. La ‘certificazione’ è arrivata oggi, a 42 giorni dall’ultimo nuovo caso conosciuto, anche se la stessa Msf (Medici Senza Frontiere) ha avvertito che l’epidemia non può ancora dirsi conclusa perché nuovi casi di Ebola vengono ancora registrati nei paesi vicini, Guinea e Sierra Leone.

“Per la Liberia, registrare 42 giorni di zero casi di Ebola è una vera e propria pietra miliare”, ha dichiarato Mariateresa Cacciapuoti, capo missione di Msf in Liberia. “Ma non possiamo prendere niente sottogamba fino a quando tutti e tre i paesi non registreranno 42 giorni senza casi”. Msf ha sottolineato la necessità di migliorare il controllo lungo le frontiere per prevenire che l’Ebola si sviluppi di nuovo in Liberia. “Il governo e la popolazione liberiani hanno lavorato sodo per aiutarci a raggiungere 42 giorni di zero casi Ebola, ma è un risultato che potrebbe cancellarsi in un istante”, ha aggiunto Mariateresa Cacciapuoti

Nei due mesi di picco dell’epidemia, ricorda il comunicato dell’Oms, la capitale è stata teatro di alcune delle scene più tragiche, con cancelli sbarrati nei centri di trattamento stracolmi, pazienti morti sui pavimenti degli ospedali, corpi lasciati per strada e non raccolti per giorni. Il paese era totalmente impreparato ad affrontare l’emergenza, con appena 51 medici per una popolazione di 4,5 milioni di persone all’arrivo del virus e gli ospedali a corto di personale e persino di guanti di protezione. L’epidemia in Liberia si chiude con 10564 casi e 4716 morti. In queste ore la presidente liberiana Ellen Johnson Sirleaf sta festeggiando per le strade della capitale Monrovia, abbracciando e facendo foto con gli operatori sanitari, la categoria che ha pagato il tributo più alto al virus con oltre 500 morti nei tre paesi più colpiti. Anche se l’epidemia sembra avviarsi alla fine, ammonisce anche l’ong Medici Senza Frontiere in un comunicato, non bisogna abbassare la guardia, rafforzando soprattutto la vigilanza ai confini per evitare che il virus possa rientrare nel Paese.

Nei vicini Sierra Leone e Guinea i contagi infatti continuano, anche se nell’ultimo bollettino dell’Oms era riportato il record negativo per l’ultima settimana con 18 nuovi casi nei due paesi. Una volta debellato il virus ovunque, ammoniscono diversi esperti mondiali in un numero speciale della rivista Lancet, bisognerà mettere mano alle numerose ‘falle’ nel sistema che dovrebbe garantire la sicurezza della salute globale evidenziate dall’epidemia, a partire dal ruolo dell’Oms che va rafforzato.

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