Malaysia e Indonesia tendono una mano ai 7.000 migranti Rohingya bloccati in mare

Malaysia e Indonesia, accoglieranno temporaneamente nel loro territorio i 7.000 migranti bloccati in mare da alcune settimane appartenenti soprattutto alla minoranza musulmana Rohingya, da giorni alla deriva nel mare delle Andamane dopo essere stati più volte respinti dalle autorità dei paesi del sudest asiatico. Lo hanno annunciato i ministri degli esteri dei due paesi. Ieri analoga decisione era stata presa dal governo delle Filippine.

Fuggono perlopiù dalla Birmania, che non li riconosce come cittadini e nega loro i diritti fondamentali. In più sono musulmani, fatto che complica le cose in nazioni a prevalenza buddista e che in Birmania ha generato una sorta di caccia all’uomo che rende impossibile la loro permanenza nel paese. Oltre 370 migranti, prevalentemente birmani, sono intanto stati salvati dai pescatori indonesiani nelle acque antistatanti la provincia di Aceh. I migranti, stipati in due barconi che trasportavano uomini, donne e bambini, “erano disidratati, affamati e molto deboli”, ha dichiarato  Khairul Nova il capo dell’agenzia di ricerche e salvataggio della città di Langsa.

Della crisi si parlerà il 29 maggio nella capitale thailandese, in un summit di 15 stati alla quale dovrebbe partecipare  anche la Birmania. Sono oltre un milione, di cui 140mila sono i prigionieri che da tre anni vivono in  squalli campi di sfollati. Tanto che alcuni barconi già partiti dalle coste birmane non vengono lasciati rientrare.

 

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