Ocse: in Italia aumenta il divario tra ricchi e poveri

L’Ocse, col rap­porto “Oecd360”,  ha nuo­va­mente cer­ti­fi­cato l’ingiustizia e le dif­fi­coltà sul fronte del lavoro che carat­te­riz­zano il nostro paese. La disoccupazione di lunga durata, che dura cioè da almeno un anno, piazza l’Italia ai livelli più alti in area Ocse. L’Italia è il quarto paese dell’area Ocse per per­cen­tuale di disoc­cu­pati di lunga durata (ovvero, per­sone che non lavo­rano da un anno o più) sul totale dei senza lavoro. Dal 2007 al 2013 la quota di disoc­cu­pati di lunga durata sul totale dei disoc­cu­pati è salita dal 45 a quasi il 60 per cento, una per­cen­tuale supe­rata solo da Irlanda, Gre­cia e Slovacchia.

In più, nono­stante il red­dito medio dispo­ni­bile cor­retto pro capite delle fami­glie, pari a 24.724 dol­lari all’anno, sia supe­riore alla media Ocse (23.938 dol­lari l’anno), in Ita­lia c’è un note­vole diva­rio tra i più ric­chi e i più poveri, sostiene il rap­porto. “Il 20% più ricco della popo­la­zione”, si legge nel rap­porto, “gua­da­gna quasi sei volte di più del 20% più povero”. Nel 2012 il debito delle famiglie italiane è salito al 94,2% del reddito disponibile, una drastica impennata rispetto al 2000, quando il dato si attestava poco al di sotto del 60%. In contemporanea, aggiunge l’organizzazione di Parigi, si è assistito a un forte calo del risparmio delle famiglie, sceso al 3,6% del reddito disponibile nel 2012, contro il 10% circa del 2006.

Le donne italiane hanno difficoltà nel conciliare famiglia e lavoro, osserva l’Ocse. “Il 58% della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni ha un lavoro retribuito, dato inferiore alla media Ocse del 65%”, si legge nel rapporto, “gli uomini occupati sono circa il 68%, mentre le donne il 48%; questa differenza indica che le donne hanno difficoltà a conciliare il lavoro e la famiglia”.

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