Rischio invasione di agrumi malati: Confagricoltura, controlli seri ed efficaci contro le fitopatie

Oggi si chiama Xylella fastidiosa, ieri si chiamava Citrus Tristeza Virus. Sono ormai fin troppo note le vicende relative alle fitopatie che hanno colpito il nostro Paese nel corso degli ultimi anni. Le nostre imprese si trovano ogni giorno a dover affrontare situazioni complesse, che vanno dal mancato reddito, all’incremento delle spese per gli investimenti in nuovi impianti. Senza contare i danni di tipo paesaggistico, ambientale e di immagine complessiva del Paese”. Lo sottolinea Confagricoltura preoccupata per l’ormai imminente campagna di importazione di agrumi dall’altro emisfero.

Un conto decisamente troppo salato, secondo Confagricoltura, causato da una gestione dei controlli poco accurata e da una scarsa sensibilità nelle misure messe in atto nel momento in cui si riscontrano le intercettazioni. “In un momento delicato come questo – rimarca l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – in cui le imprese agrumicole sono ancora alle prese con la gestione dei danni provocati dal cosiddetta “tristezza degli agrumi”, se nel territorio italiano si riscontrasse una nuova malattia, la situazione del settore diventerebbe catastrofica”.

“Per questo motivo – dichiara il presidente di Confagricoltura Guidi – abbiamo scritto, in primo luogo, al ministro Martina, chiedendo di attivarsi affinché vengano messi in atto controlli seri ed efficaci in tutti i punti di accesso”. “Dobbiamo alzare il livello di attenzione ed abbassare il livello di tolleranza – aggiunge il presidente della Federazione agrumicola Gerardo Diana – avendo il coraggio di sospendere le importazioni di agrumi che provengano dal Sud-Africa o dal Sud-America o da qualsiasi altro Paese a rischio”, nel momento in cui si riscontra la prima intercettazione (sia che si tratti di Citrus Black spot, sia di Citrus Canker o di Huanglongbing, che è alle porte). Solo così possiamo tutelare il nostro patrimonio agrumicolo, che interessa 130mila ettari di superfici investite e 80mila aziende localizzate nell’Italia meridionale”.

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