Il precariato ingiustificato: gli educatori scolastici cercano risposte

Dopo lo sciopero generale indetto dai sindacati a cui afferiscono i docenti dell’istruzione pubblica, è la (ri)volta degli educatori. In questo caso, però, la giornata di protesta è circoscritta all’area fiorentina. Lavoratori di diverse cooperative sociali di Firenze e zone limitrofe sono scesi in piazza per sensibilizzare i cittadini sulle gravi condizioni in cui versano chi si occupa del sostegno, dei servizi pre e post-scuola, del trasporto disabili e della continuità educativa.

Troppi sono i diritti negati. Si è scioperato per ribadire il concetto che vede gli educatori come pedine alla mercé di chi scherza non solo con le loro vite, ma soprattutto con quelle di bambine/i e ragazze/i disabili e delle loro famiglie che spesso a noi affidano non solo i loro figli, ma la speranza di un futuro più sereno. Saranno loro, alla fine, a pagare il prezzo più alto. Giocare al ribasso per l’assistenza socio-sanitaria equivale a smembrare il corpo già martoriato di un settore vitale della scuola e non solo. Un giorno di assenza per far comprendere all’opinione pubblica, ai comuni e, più in generale, alle istituzioni l’importanza dell’educativa, un lavoro tristemente relegato ad appendice infiammata e fastidiosa dell’ormai decadente sistema scolastico. Solo chi non osserva l’operato nelle scuole può pensarla così. Se la scuola non ha ancora esalato l’ultimo respiro, molto lo si deve anche a chi, nonostante una perenne condizione di precarietà, cerca di lasciare fuori le aberrazioni contrattuali per trasmettere serenità, educazione e nozioni con dedizione e competenza.

Il motivo di questo giorno di protesta (oltre al continuo prezzo al ribasso che ogni anno i comuni impongono per appaltare alle cooperative i loro servizi con le logiche conseguenze di lavoratori sottopagati e frustrati,a causa della remunerazione oraria che diminuisce di anno in anno) è ancora una volta la sospensione della retribuzione nella pausa scolastica estiva. Tre mesi senza alcun contributo economico che metterà in ginocchio più di una famiglia. Qualcuno storcerà il naso asserendo che, se non si presta servizio, è giusto non percepire uno stipendio. Docenti e personale scolastico nei giorni di inoperosità sono pagati. Gli operai, gli amministratori pubblici e altre tipologie di impiegati ricevono almeno un salario minimo, se il lavoro è in stand-by. Le soluzioni proposte sono state l’attivazione di ammortizzatori sociali o, in alternativa, delle attività alternative (vedi centri estivi, risultanti in calo rispetto alle richieste) che potrebbero tamponare i rischi di trovarsi per troppo tempo senza stipendio. Per la prima proposta, comuni e governo sostengono che non ci sono risorse. Sembra la scena del medicante che chiede qualche spicciolo al passante agiato e ben vestito che risponde. In effetti, banconote di piccolo taglio non ce ne sono.

Andiamo a vedere, invece, le cifre reali di alcuni dei grandi investimenti pubblici (cioè con soldi dei contribuenti) messi in atto negli ultimi tempi.
Spese F35: 13 miliardi di euro (ritoccati recentemente rispetto alla cifra iniziale di 10 miliardi).
Expo 2015: 14 miliardi di euro (per quanto possa avere successo, non si arriverà mai a coprire un costo del genere).
Mose di Venezia: 5,6 miliardi.
Autostrada Salerno-Reggio Calabria: 19 miliardi per ora (un cantiere avviato nel lontano 1964).
Ci sono altri esempi di utilissime opere pubbliche aspirasoldi anche nella realtà locale fiorentina.
Costo ampliamento pista Peretola: 1 miliardo di euro (equamente distribuiti a Marco Carrai e Carrai Marco di AdF; i posti di lavoro saranno talmente precari da indurre gli eventuali operai a fare tirocinio dai lavoratori dell’ex Fiat).
Costo inceneritore: 190 milioni di euro.
Costo Pronto Soccorso fantasma Careggi: 13 milioni di euro (padiglione completato nel 2012 e mai utilizzato).
Possiamo continuare per altre 5 pagine ad elencare le anomalie nella distribuzione di risorse in questo strano Paese, ma agli educatori, in fondo, non servono tutti questi miliardi. Non sono appaltatori corrotti, imprenditori collusi, politici o mafiosi.
Sono solo figure professionali che si occupano dell’educazione e dell’assistenza socio-sanitaria dei più deboli. In fondo, a loro, basterebbe solo un po’ di buon senso e di dignità. Ed è praticamente quasi gratis. E’ una richiesta eccessiva?

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