I vigneti sono sempre più a nord per effetto dei cambiamenti climatici

In molti paesi europei la viticoltura è parte integrante della loro storia. Paesi come l’Italia, la Francia e la Spagna hanno alle loro spalle almeno un millennio di esperienza nella coltivazione della vite e sono, ancora oggi, tra i più grandi e apprezzati produttori di vino al mondo. Ma questa situazione potrebbe rapidamente cambiare. Anzi, i segni del cambiamento sono già piuttosto visibili. Secondo una larga fetta della comunità scientifica, infatti, la viticoltura in Europa si sta spostando sempre più a nord per effetto dei cambiamenti climatici in atto che creano delle difficoltà per la coltivazione della vite laddove è sempre stata coltivata.

Il cambiamento climatico ha portato gli uliveti sulle Alpi e il vino tra le vette, mentre per la prima volta si è iniziato a produrre in Italia frutta esotica, dalle banane all’avocado. Ad affermarlo è una analisi della Coldiretti che, con l’arrivo del caldo, ha messo in mostra dal vivo i nuovi “frutti” Made in Italy del cambiamento climatico ad Expo nel padiglione della Coldiretti “No farmers no party” all’ingresso sud all’inizio del Cardo sul lato opposto all’albero della vita. Che l’Italia abbia la febbre è confermato dalla tendenza al surriscaldamento con ben nove dei dieci anni più caldi della storia che sono successivi al 2000. Dopo il 2014 che è stato il piu’ bollente di sempre nella top ten degli ultimi 210 anni ci sono 2003, 2007, 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011, 2000 e 2008, sulla base dei dati Isac Cnr.

Secondo l’analisi della Coldiretti non solo il vino italiano è aumentato di un grado ma il surriscaldamento ha determinato un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio “ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina”, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti. Il caldo ha cambiato anche la distribuzione sul territorio dei vigneti che tendono ad espandersi verso l’alto con la presenza della vite a quasi 1200 metri di altezza come nel comune di Morgex e di La Salle, in provincia di Aosta, dove dai vitigni piu’ alti d’Europa si producono le uve per il Blanc de Morgex et de La Salle Dop.

Si è verificato nel tempo anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato alle Alpi. E’ infatti in provincia di Sondrio, oltre il 46esimo parallelo, l’ultima frontiera nord dell’olio d’oliva italiano. Negli ultimi dieci anni la coltivazione dell’ulivo sui costoni più soleggiati della montagna valtellinese è passata da zero a circa diecimila piante, su quasi 30 mila metri quadrati di terreno. In Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di pomodoro destinato a conserva e di grano duro per la pasta, colture tipicamente mediterranee. Una situazione che ha avuto effetti straordinari in Sicilia dove Andrea Passanisi ha trasformato in opportunità il clima ormai torrido, coltivando i primi avocado Made in Italy, frutto tipicamente tropicale, a Giarre ai piedi dell’Etna. A Palermo invece grazie al microclima e alla posizione soleggiata, Letizia Marcenò, che ha sempre voluto puntare sulla diversificazione aziendale, riesce addirittura produrre le prime banane nostrane.

Gli effetti si estendono però anche ai prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini. Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani. Una sfida che mette alla prova la capacità dell’agricoltura di trovare l’innovazione nella tradizione, cercando di ottenere il meglio dai mutamenti economici e climatici.

Nella cantina Blaxsta, nei pressi di Stoccolma, hanno addirittura vinto alcune medaglie internazionali. Il titolare, Goran Amnegard vende 3.000 bottiglie l’anno (la maggior parte delle quali volano verso Hong Kong) e ha conquistato il primo gradino del podio nella Coppa del Mondo del Vino 2012 per il suo Vidal Ice Wine. Per onor della cronaca aggiungiamo che la critica del Financial Times, Jancis Robinson, gli ha dato un buon 16,5 su 20. (Per i pochi che ancora non lo sapessero, dicesi “Eiswein, Icewine, vin de glace o vini di ghiaccio” i vini ottenuti da uve che, lasciate maturare sulle viti, ghiacciano per via del clima rigido del luogo della produzione. Si vendemmia a -7°C e si pigia subito. Il risultato? Elevata concentrazione di zuccheri che resistono mentre l’acqua degli acini ghiaccia. Sicché il mosto è molto concentrato in zuccheri, estratti, acidi, aromaticità. E chi più ne ha più ne metta).

Aromi? «Forse un cenno di lampone», suggerisce Wenche Hvattum, vigneron che coltiva la sua vigna Lerkekasa a ovest di Oslo: «Con un pizzico di ribes nero» risponde suo marito, Joar Saettem. Per farci un’idea, la vigna Lerkekasa si trova alle stesse latitudini di Siberia, Groenlandia meridionale o Alaska. Le mille piante del vigneto di Wenche e Joar coprono in file ordinate una collina esposta a sud a Gvarv, nella regione del Telemark, nel sud della Norvegia. «Il clima sta cambiando e diventa più caldo, non dovrebbe sorprendere che si riesca a coltivare la vite anche a queste latitudini» spiega Joar.

I rischi però rimangono, perché spesso l’estate è ancora troppo umida. «Ma il 2014 ci sembra una buona annata, abbiamo avuto una delle estati più calde registrate in Norvegia. L’anno scorso invece siamo stati puniti dal gelo, le temperature sono scese di circa 30 gradi sotto. Ma ci aspettiamo l’annata perfetta nel 2015». In ballo dal 2007, Wenche e Joar sperano di arrivare a un migliaio di bottiglie nei prossimi anni. C’è da aggiungere che l’agricoltura è un po’ più facile nei Paesi Nordici europei rispetto a latitudini simili in altre parti del mondo perché il mare è riscaldato dalla Corrente del Golfo. Una latitudine equivalente nell’emisfero Sud sarebbe la punta meridionale della Nuova Zelanda, vicino all’Antartide… Troppo estremo forse. Intanto, su quale sia il vigneto più a Nord il dibattito è ancora aperto: se fino a una generazione fa, il confine settentrionale delle vigne europee era la Gran Bretagna, ora se la giocano Lerkekasa (appunto) e Bjorn Bergum che coltiva viti vicino al mare, a Sogndal, nell’ovest della Norvegia, con i marchi Fjord rosso e Fjord bianco che segna 61,2º a Nord. Chissà quale preferiscono gli elfi.

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