Carne di animali clonati, il Parlamento europeo dice no – video

La carne di animali clonati è un rischio per la nostra salute?. In Europa, gli animali clonati non sono ancora entrati nella catena alimentare, ma non vige neanche un chiaro divieto. La legislazione europea in materia di clonazione si rivela essere un duro ostacolo da superare. “A causa degli effetti negativi sul benessere degli animali, la clonazione a fini di allevamento è respinta dalla grande maggioranza dei consumatori”, ha dichiarato la correlatrice del testo, Renate Sommer (Ppe), secondo cui l’Europa “non ha bisogno di clonazione per garantire l’approvvigionamento di carne”, e per questo “proibire la clonazione è quindi una questione di valori e principi europei”.

Le commissioni Agricoltura e Ambiente del Parlamento europeo hanno votato una risoluzione che ha lo scopo di rendere più stringente la proposta di direttiva dell’esecutivo di Bruxelles in materia. Il testo, approvato con 82 voti favorevoli, 8 contrari e 8 astensioni, e che verrà votato in Plenaria a settembre, estende il campo di applicazione del divieto a tutte le specie di animali allevati e riprodotti in allevamenti, invece delle sole specie bovina, ovina, caprina ed equina, come proposto dalla Commissione. Non solo la richiesta di divieto viene estesa anche ad animali nati, seppur in maniera naturale, da bestie clonate, nonché a tutti i prodotti derivati dalla loro carne. “Il divieto dovrebbe essere applicato anche a discendenti e prodotti derivati, comprese le importazioni, altrimenti non faremmo altro che promuovere la clonazione nei paesi terzi”, ha affermato Sommer.

“Ci siamo concentrati sulla protezione della salute dei cittadini e dei consumatori, per questo il bando della carne clonata e l’estensione anche ai discendenti per noi è una linea rossa”, ha avvertito l’altra relatrice, Giulia Moi del Movimento 5 Stelle (Edff). “Sappiamo bene che la clonazione è consentita in alcuni Paesi terzi, ma non possiamo consentire che questa carne venga importata in Europa, e vogliamo che la clonazione non diventi pratica comune in Europa”, ha aggiunto Moi.

I deputati citano anche un rapporto del 2008 dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), che parla di conseguenze negative sul benessere animale a causa della difficoltà nell’impianto degli embrioni clonati nelle madri. Il seme infatti attecchirebbe solo nel 6/15% dei casi nei bovini e nel 6% nei suini, rendendo necessari un numero molto elevato di impianti per ottenere una nascita. In più ci sarebbe un’alta percentuale di anomalie nei nascituri che spesso morirebbero poco dopo il parto.

Secondo la Coldiretti, E’ doveroso lo stop alla pecora Dolly nel piatto con la stragrande maggioranza dei cittadini italiani ed europei che ritengono la clonazione a fini alimentari insicura per le future generazioni, che non faccia bene alla salute e che sia innaturale secondo l’ultimo sondaggio di Eurobarometro. Coldiretti nel commentare il voto congiunto delle commissioni per l’agricoltura e lo sviluppo rurale (AGRI) e per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo che hanno adottato il Progetto di Relazione sulla clonazione che trasforma la proposta direttiva in regolamento ed esprime parere contrario alla clonazione di animali per la produzione alimentare, inclusi i loro discendenti e materiale da riproduzione e anche gli alimenti derivati come latte e carne, nell’Unione europea od importati da Paesi terzi, che dovranno adeguarsi alle regole comunitarie.

La commercializzazione di carne, latte e formaggi proveniente da animali clonati – sostiene la Coldiretti – è un rischio da non correre, non accettabile dai consumatori, che pone insormontabili problemi anche di natura etica. La decisione delle commissioni dell’Europarlamento sono anche un segnale chiara nei confronti delle trattative sugli accordi di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti dove la pratica della clonazione animale si è rapidamente diffusa, al pari di Brasile e Argentina. La prima clonazione animale annunciata risale alla pecora Dolly, pubblicata sulla rivista Nature del febbraio 1997 ma da allora si è intensificato lo sfruttamento commerciale di tale tecnica in molti Paesi ed oggi – conclude la Coldiretti – è possibile clonare un animale con una spesa attorno i diecimila euro e la tecnica – sottolinea la Coldiretti – riguarda già molti animali da allevamento dalle pecore ai maiali, dai tori ai cavalli. La decisione finale dell’Europarlamento sarà assunta in seduta plenaria a settembre.

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