Diabete: troppi farmaci, 1,5milioni interrompono le terapie perché complesse

Pastiglia prima di colazione, ma anche a pranzo e secondo i casi, a cena. Per non parlare della dose esatta dell’insulina da iniettare in base al risultato della misurazione dei valori glicemici. Lo specialista suggerisce la tenuta di un “diario glicemico”. Insomma, una gestione difficile per i pazienti diabetici che troppo spesso si stancano fino al punto di smettere di curarsi. E’ quanto emerge al congresso americano di Diabetologia (American Diabets Association) che si tiene dal 5 al 9 giugno a Boston, nel corso del quale si sta facendo il punto sulla situazione in Italia.

Circa 3 milioni, a tanto ammonta il numero dei malati con questa patologia nel Bel Paese. A circa 2 milioni di pazienti sono prescritti gli ipoglicemizzanti orali, di questi, purtroppo, 1,3milioni interrompono le terapie, perché complesse, in tempi brevi. Coloro che necessitano dell’insulina, con diabete di tipo due, sono circa 800mila, ebbene di questi malati 200mila smettono le cure col rischio di aggravare le complicanze della malattia come la retinopatia o l’insufficienza renale, solo per citarne alcune. Di questa situazione ne risente, da un lato il Servizio Sanitario Nazionale con l’aumento dei costi sociali, dall’altro l’aspettativa di vita dei pazienti che in Italia è di 5-10 anni inferiore alla media. A oggi nel nostro Paese muoiono 27 mila diabetici l’anno.

Qual è la richiesta di pazienti e medici per arginare le conseguenze dell’abbandono delle cure? Semplicità, della terapia nel suo utilizzo, ma al tempo stesso essa deve essere efficace. “Le cure per il diabete – spiega Francesco Giorgino,  professore ordinario di endocrinologia e malattie metaboliche all’Università di Bari e presente al congresso – sono spesso complesse, richiedono nella fase avanzata anche tre farmaci giornalieri, dopo i quali si passa all’insulina per via iniettiva. Questo percorso costituisce una grande barriera, psicologica e pratica per i pazienti. Come risultato, molti dimenticano e poi abbandonano le cure. Situazioni che comportano costi sanitari ed economici molto più elevati della terapia stessa.” L’obiettivo terapeutico è quello, come precisa ancora il Professor Giorgino: “Di poter utilizzare farmaci efficaci quanto l’insulina ma più semplici da somministrare, già al fallimento del primo o al massimo del secondo farmaco orale prescritto, evitando la somma di pastiglie difficile da gestire.”

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