In barca per studiare la plastica negli oceani: Race for Water

Sono cinque le isole spazzatura che la plastica scaricata nei mari ha creato in tutto il mondo e per raggiungerle ci vogliono ben trecento giorni di navigazione. E’ l’obiettivo di Race for Water, la spedizione globale, prima nel suo genere atta a valutare l’inquinamento degli oceani organizzata da un imprenditore svizzero, Marco Simeoni, partita il 15 Marzo dal porto di Bordeaux, Francia. Sono ormai troppi gli ecosistemi marini che versano in una disastrosa situazione perchè soffocati da tonnellate di plastica.

E’ prevista una tappa anche a New York e poi alle Azzorre e alle Bermuda: l’intento è quello di tentare di raccogliere e analizzare campioni di plastica che avvelena i mari della Terra. Simeoni dichiara: “La cosa veramente spaventosa di queste isole è che abbiamo trovato milioni di microparticelle di plastica sulle spiagge e concentrate in vortici che uccidono milioni di animali”.

I raggi ultravioletti riducono la plastica in frammenti microscopici e praticamente impalpabili, simili alle particelle di plancton, che poi sia i pesci che gli uccelli scambiano per cibo e che ingeriscono. Con la conseguenza che abbiamo un intero ecosistema rovinato dall’equivalente di cinquant’anni di smaltimento incontrollato. Da uno studio del Centre of Excellence for Climate System Science è emerso come l’umanità abbia scaricato così tanta plastica nelle acque marine che, anche interrompendo immediatamente la produzione, le gigantesche isole di spazzatura oceaniche continuerebbero a crescere ancora per centinaia di anni. Uno scenario comunque irrealizzabile, dato che, ogni anno, oltre 25 milioni di tonnellate di rifiuti finiscono in mare.

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