Ogm: assolti gli attivisti che misero in sicurezza campo illegale

Vi ricordate di Giorgio Fidenato, leader dell’organizzazione “Agricoltori Federati” e il suo campo di mais Gm a in Friuli?. Nell’estate del 2010 quando la Task Force Per un’Italia libera da Ogm (di cui Slow Food Italia fa parte) viene a conoscenza di una semina illegale di MON810, in provincia di Pordenone.

Slow Food – “Denunciamo immediatamente la semina illegale allibiti per quanto sia facile in Italia farla franca e agire con tanta facilità creando danni potenziali enormi. Chiediamo l’intervento delle autorità che, perse tra le scartoffie e le solite trafile, mettono sotto sequestro il campo ma non lo distruggono, e soprattutto non lo mettono in sicurezza per evitare la contaminazione”. Interviene dunque Greenpeace: preleva e analizza alcuni campioni di mais, scopre l’esatta posizione dei campi, isola e mette in sicurezza la parte superiore delle piante che già disperdevano il polline geneticamente modificato. Che cosa si doveva fare d’altronde? Al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pordenone però la mossa non è piaciuta e nel gennaio del 2012 emette un decreto penale di condanna nei confronti di 23 attivisti per oltre 86 mila euro. Inizia il processo che si è concluso ieri con la piena assoluzione degli attivisti.

“Anche il tribunale riconosce come legittimo un intervento che era assolutamente necessario. Non possiamo che essere più che contenti di questa sentenza: rende ancor più evidente quanto puntare su Ogm e agricoltura intensiva sia anacronistico oltre che fallimentare» commenta Cinzia Scaffidi, vice presidente di Slow Food Italia: “Il pianeta si nutre a partire dalla straordinaria biodiversità che ci mette a disposizione e solo chi si prende cura della terra riesce a tutelare e far fruttare. Che cosa aspettiamo a prenderne atto e concentrare sforzi e investimenti su un tipo di produzione che rispetti chi produce, ambienti, ecosistemi la nostra salute?”

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