Qualità dell’aria, ogni anno in Italia circa 30mila decessi per il PM 2.5

Ogni anno in Italia circa 30mila decessi per il PM 2.5, rispetto limiti legge salverebbe 11.000 vite all’anno. Il 15 giugno avra luogo la riunione del Consiglio europeo dell’ambiente, che avrà come oggetto la revisione della direttiva sui limiti alle emissioni nazionali (NEC). Le associazioni aderenti allo European Environmental Bureau hanno scritto ai rispettivi ministri dell’Ambiente per rimarcare la necessità di un’azione più decisa per ridurre l’inquinamento atmosferico e migliorare la qualità dell’aria in Europa.

Legambiente e Cittadini per l’aria, insieme ad altre 13 associazioni italiane, hanno indirizzato al ministro Gian Luca Galletti una lettera che sottolinea che “la direttiva sui limiti alle emissioni nazionali è uno strumento unico e importante per ridurre le emissioni atmosferiche in tutto il continente europeo. Mancando questa, gli sforzi messi in campo dai singoli paesi per migliorare la qualità dell’aria rischiano di essere pregiudicati dalle emissioni che provengono altrove. Una direttiva ambiziosa invece consentirà di ottenere benefici socio-economici”.

Tra le richieste più pressanti delle associazioni ai ministri c’è il rafforzamento degli impegni di riduzione delle emissioni al 2030 al fine di raggiungere l’obiettivo di qualità dell’aria dell’UE che consenta di avere “livelli di qualità dell’aria che non comportino impatti negativi significativi e rischi per la salute umana e l’ambiente”; ulteriori impegni di riduzione delle emissioni giuridicamente vincolanti per il 2025; e la garanzia di una maggiore coerenza tra gli obiettivi dei diversi atti legislativi dell’UE in materia di aria. Infatti, gli impegni di riduzione delle emissioni per cinque inquinanti dell’aria entro il 2020 e per sei sostanze inquinanti al 2030, indicati nella proposta della Commissione di revisione della direttiva NEC, in aggiunta a obiettivi non vincolanti intermedi per il 2025, appaiono del tutto insufficienti, oltreché troppo lontani nel futuro in relazione alla gravità del problema. Anticipare l’azione in funzione della riduzione dell’inquinamento atmosferico deve invece essere una priorità.

Ogni anno l’inquinamento dell’aria è causa di oltre 400.000 morti premature nei paesi dell’Unione Europea.  Fra questi, l’Italia ha uno dei peggiori bilanci in Europa. Il progetto di Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute realizzato nel quadro delle iniziative del Centro Controllo Malattie del Ministero della Salute, dal Dipartimento di epidemiologia della Regione Lazio (Dep Lazio) ha pubblicato di recente nuovi dati che indicano come l’inquinamento atmosferico sia responsabile ogni anno nel nostro Paese di circa 30mila decessi solo per il particolato fine (PM 2.5), pari al 7% di tutte le morti esclusi gli incidenti; l’inquinamento accorcia mediamente la vita di ciascun italiano di 10 mesi e il solo rispetto dei limiti di legge salverebbe 11.000 vite all’anno. Un bilancio salato di vite, cui si aggiungono i costi economici dell’incremento delle patologie, dei ricoveri e del ricorso alle cure farmacologiche. In Italia i costi collegati alla salute derivanti dall’inquinamento dell’aria si stimano fra i 47 e i 142 miliardi nel 2010. Ogni ulteriore ritardo nell’azione sull’inquinamento atmosferico sarebbe inaccettabile, dati i costi per la salute umana e per l’ambiente.

Desta inoltre preoccupazione la possibilità che il Consiglio europeo elimini dall’ambito di applicazione della direttiva il metano, potente gas a effetto serra, che secondo le associazioni deve, invece, essere presente nel testo per ridurre la formazione dell’ozono, con impegni di riduzione del metano dovrebbero essere fissati anche per il 2020 e il 2025, non solo per il 2030 come nella proposta della Commissione. In ultimo, esse sottolineano la necessità di includere il mercurio nella direttiva NEC in quanto inquinante tossico e fortemente transfrontaliero, responsabile di danni alla salute e agli ecosistemi.

 
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