Smog: L’inquinamento atmosferico continua a essere un ‘killer invisibile’, Ue obiettivo è dimezzare morti per 2030

Il prezzo da pagare a causa della cattiva qualità dell’aria è superiore in termini di vite umane a quello dovuto agli incidenti stradali, rendendola quindi la principale causa ambientale di decessi prematuri nell’UE.  L’inquinamento atmosferico continua a essere un ‘killer invisibile’ che impedisce a molte persone di vivere appieno una vita attiva. Il ministro dell’ambiente Galletti ha dichiarato: “L’obiettivo di migliorare la qualità dell’aria e ridurre il numero delle morti premature è senza dubbio per noi un obiettivo prioritario”.

Inoltre, “Siamo convinti – prosegue Galletti – che per raggiungere risultati concreti dovremmo continuare a perseguire un approccio graduale, che preveda il contributo di tutti i settori e che un maggiore coordinamento fra differenti strategie a livello comunitario potrebbe essere di aiuto nell’indirizzare le politiche nazionali, per renderle più efficaci”. Allo stesso tempo per Galletti “gli obiettivi che fisseremo per il 2030 dovranno essere certamente ambiziosi ma allo stesso tempo realistici e raggiungibili: questo è uno degli elementi che continua ad essere problematico e a suscitare nel mio Paese preoccupazioni e che dovrà essere affrontato con maggiore attenzione nelle prossime settimane”.

“Mi riferisco in particolare – ha puntualizzato il ministro dell’ambiente – agli obiettivi su particolato e ammoniaca. Secondo le nostre stime i dati forniti dalla Commissione ue non risultano realistici e andrebbero aggiornati alla luce dei dati forniti a livello nazionale e delle statistiche sui consumi della biomassa e dell’effettiva potenzialità di riduzione nei diversi settori”. In conclusione “siamo disposti a lavorare in maniera costruttiva per spiegare ulteriormente le differenze fra i dati prodotti a livello nazionale e a definire obiettivi di riduzione ambiziosa” ha detto Galletti, che ha quindi avvertito: “Non potremo sottoscrivere impegni obbligatori di riduzione senza la certezza che questi siano raggiungibili e sostenibili”.

“Sulla qualità dell’aria abbiamo fatto presente che per il nostro Paese comunque resta una priorità. Abbiamo bisogno di avere dei dati di partenza concordati. Abbiamo dato la massima disponibilità a lavorare con la Commissione per definire quali sono i parametri di partenza e quelli di arrivo. Credo che questa sia una richiesta venuta non solo dall’Italia, ma da tutti i Paesi”, ha spiegato Galletti, prima di lasciare il consiglio Ambiente Ue. Per definire i nuovi tetti nazionali delle emissioni per il 2030 (NEC), che mirano a ridurre i decessi legati all’inquinamento “serve una collaborazione molto forte con tutti i Paesi, perché credo che oggi i dati degli Stati e quelli della Commissione siano disomogenei”. “Più in generale – aggiunge – la competenza sulla qualità dell’aria è delle Regioni, ma ci sono anche molti accordi tra Regioni e ministero dell’ambiente per migliorare. Si tratta di azioni anche molto pratiche, dalla limitazione della circolazione, alla certificazione delle caldaie. Nei prossimi mesi lavoreremo per estendere queste convenzioni anche con le Regioni del sud”.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie