Tribù incontattate: “Pericoloso e fuorviante”, Survival International attacca l’editoriale di Science

Il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni, Survival International, ha stroncato come “pericoloso e fuorviante” un editoriale appena pubblicato dalla rivista americana Science in cui si afferma che le tribù isolate dovrebbero essere contattate per il loro bene.

Gli autori dell’articolo – i Professori Robert S. Walker e Kim R. Hill – sostengono che “se ben progettato, il contatto può essere abbastanza sicuro”. Tuttavia, gli esempi che scelgono per sostenere la loro argomentazione si sono dimostrati in realtà catastrofici e hanno causato la morte di molti indigeni. L’idea che, con le adeguate misure di sicurezza, il contatto con le tribù isolate possa avere un esito positivo è pericolosamente ingenuo. Il Brasile è il paese con la maggiore esperienza in questo campo ma, nonostante ciò, due donne Awá contattate di recente sono oggi gravemente malate di tubercolosi perché sono state lasciate per mesi senza cure adeguate.

Inoltre, nonostante riconoscano che oggi in Sud America vivono circa 50 di questi popoli (anche se in realtà sono di più), Walker e Hill hanno deciso che le popolazioni isolate “non possono sopravvivere nel lungo termine (are not viable in the long term)”. Tuttavia, l’incapacità – o la mancata volontà – dei governi di proteggere le terre delle tribù isolate e di rispettare i loro diritti umani come previsto dalla legge, non dovrebbe essere utilizzata come scusa per affermare che queste tribù non hanno futuro. Oltretutto, oggi molti popoli incontattati sembrano prosperare. L’affermazione dei due antropologi suonerebbe sicuramente strana alla tribù più isolata del mondo, i Sentinelesi dell’oceano Indiano, che vivono nella loro isola da almeno quindicimila anni e sono chiaramente vitali, sani e prosperi. “Walker e Hill fanno il gioco di chi vuole aprire l’Amazzonia all’estrazione di risorse naturali e agli ‘investimenti’; il fatto che sostengano il contatto ‘per il bene delle tribù’ è pericoloso e fuorviante” ha dichiarato oggi Stephen Corry, Direttore generale di Survival International

“Forse la motivazione più offensiva che i due usano per giustificare il contatto forzato con le tribù isolate è che ‘gli indigeni che sopravvivono si riprendono velocemente dal crollo numerico della popolazione.’ Il tono disinvolto con cui gli autori trattano la morte di moltissimi uomini, donne e bambini è davvero inquietante”. “Non ci sono dubbi: le tribù isolate possono sopravvivere benissimo, a condizione che le loro terre siano protette. Pensare di avere il diritto di invadere i loro territori ed entrare in contatto con loro – che lo vogliano o no – nonostante tutte le possibili conseguenze, è dannoso e arrogante. Decidere se entrare in contatto o meno è una decisione che spetta a questi popoli, non a esterni che pensano di sapere cosa meglio fare nell’interesse degli Indiani.”

“È semplice: gli Awá incontattati hanno bisogno della loro foresta. È la loro casa e nessuno ha il diritto di togliergliela o di espellerli da essa” ha dichiarato un uomo Guajajara che combatte per proteggere il territorio dei suoi vicini Awá. “Senza la loro terra, i nostri parenti incontattati non possono sopravvivere”. “Quando vivevo nella foresta, la mia vita era buona” ha detto a Survival Wamaxua, un uomo awá contattato di recente. “Ora, se incontrassi un Awá incontattato nella foresta gli direi ‘Non uscire! Resta dove sei… Gli direi di restare là, perché nella foresta si sta meglio. Non c’è niente qui per voi, gli direi…'”

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