Ad Expo protagoniste le donne che “amano” l’agricoltura, la loro forza e le eccellenze italiane

I più recenti dati Unioncamere, Inps e Istat evidenziano come in Italia un’impresa agricola su tre è condotta da donne (29%). Nel tempo il loro peso è progressivamente aumentato nel settore, dove l’occupazione femminile è cresciuta nonostante la crisi.

Nella loro attività imprenditoriale le donne agricoltrici italiane hanno dimostrato capacità di coniugare la sfida con il mercato e il rispetto dell’ambiente, la tutela della qualità della vita a contatto con la natura assieme alla valorizzazione dei prodotti tipici locali e  della biodiversità. Ne sono la prova il loro protagonismo nelle attività di educazione alimentare e ambientale condotte dalle imprese agricole femminili con le scuole,  gli “agriasili”,  le fattorie didattiche, i percorsi rurali di pet-therapy, gli orti scolastici etc.

Le imprenditrici agricole italiane evidenziano anche una forte attenzione alle politiche ambientali, alle energie rinnovabili, alla riduzione degli sprechi in tutta la filiera produttiva dal campo alla tavola, all’introduzione di nuove tecnologie  e al raccordo con il mondo della ricerca.

E non mancano anche i loro interventi a tutela dei consumatori con l’attenzione al consumo consapevole, all’etichettatura dei prodotti e l’informazione sulla provenienza. Nel settore agricolo la cultura “di genere” ha dimostrato sensibilità nell’intercettare nuovi bisogni e nel fare rete per trovare le risorse necessarie, la capacità di fronteggiare la crisi senza arrendersi alle prime difficoltà e disagi, la disponibilità alla formazione e aggiornamento continuo, assieme ad un approccio multifunzionale dell’intraprendere attento al mercato, ma anche al contesto ambientale. Modelli di management efficaci che si scontrano, però, con una scarsa presenza femminile nei ruoli decisionali importanti sia nelle imprese, sia a livello associativo e istituzionale. Il mondo delle donne agricoltrici è un mondo poco conosciuto, anche se ricco di novità e di buone pratiche alle quali sarebbe utile dare visibilità, socializzare le risorse, le idee, i saperi e il saper fare.

Quali gli ingredienti per tali successi? Quali anche le criticità? Cosa ha garantito sostenibilità al modello di imprenditorialità agricola femminile? Quali le risorse messe in campo? E soprattutto come dare continuità alle buone pratiche? Con quali sostegni istituzionali, politici, sociali economici e finanziari?

A queste domande si proverà a rispondere il 10 luglio nel convegno organizzato dal Comitato Scientifico per Expo con le associazioni delle donne agricoltrici italiane (Donne in campo Cia,  Donne Impresa Coldiretti e Confagricoltura Donna) e Donne e Tecnologie, nell’ambito degli eventi internazionali della settimana “We Women for Expo“, in cui si metteranno a confronto esperienze, conoscenze e buone pratiche delle agricoltrici italiane, europee e di altri continenti.

E questo proprio per alimentare l’alleanza tra donne auspicata dal progetto “We Women”, perché -come affermano le donne di Cia, Coldiretti e Confagricoltura nella loro lettera aperta alle donne agricoltrici- “per noi l’agricoltura non è più un destino di fatica e di invisibilità, ma una scelta di vita, di lavoro, di autorealizzazione, di luogo dell’autonomia e della reciprocità”.

 
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