Anche Fare Verde al fianco delle donne e degli uomini del Corpo Forestale

L’associazione ambientalista Fare Verde si schiera ancora una volta al fianco delle donne e degli uomini del Corpo Forestale dello Stato che il Ministro Madia e il Governo Renzi vogliono sciogliere. Il sodalizio ecologista parteciperà al sit-in di protesta che si svolgerà a Roma mercoledì 15 luglio 2015, dalle 10 alle 14, davanti al Ministero delle politiche agricole, in via XX settembre.

“Con il DDL Madia in corso di approvazione in Parlamento – dichiara il vice presidente nazionale di Fare Verde, Silvano Olmi – il Corpo Forestale dello Stato sarà sciolto e il personale inglobato in altre forze di polizia, disperdendo così la notevole esperienza acquisita nell’attività di polizia ambientale e agroalimentare. Ci preoccupa il silenzio del ministro per le politiche agricole Martina, sempre solerte nella difesa del “made in Italy” alimentare e che non ha speso una parola in difesa del Corpo.

Rilanciamo la nostra proposta di rafforzare il CFS  inglobando il personale delle Polizie Provinciali e creando una Guardia Nazionale in difesa dell’ambiente e della salute pubblica, conclude Olmi ”.

“Oltre a depotenziare gli effetti della nuova legge sugli ecoreati con lo smembramento del Corpo Forestale, il Ddl Madia torna a incidere su ambiente, paesaggio e salute dei cittadini, con il Silenzio assenso – dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – che è una risposta sbagliata ai problemi, reali, di velocità della risposta della pubblica amministrazione e di presa di responsabilità da parte dei diversi Enti. I ritardi delle pubbliche amministrazioni nelle decisioni ambientali, a nostro avviso, sono imputabili non solo alla durata formale dei procedimenti, ma ad una inadeguata istruttoria che precede la conclusione del procedimento. Ci si concentra troppo sull’esito finale del procedimento, senza porre rimedio alla frammentazione delle competenze ambientali ripartite tra troppi enti distinti, non si tiene in debito conto la non adeguata formazione del personale pubblico – che spesso è carente anche quantitativamente – preposto ad assumere le decisioni, che deve districarsi in una legislazione tracimante, spesso contraddittoria e di difficilissima applicazione. In ultimo, esiste una incapacità da parte della pubblica amministrazione di coinvolgere il pubblico prima dell’avvio dei procedimenti decisionali a rilevanza ambientale,  inserendo così il conflitto alla fine del procedimento. Per questa ragione proponiamo che il dibattito pubblico e la partecipazione dei cittadini assuma un ruolo fondamentale nelle decisioni della pubblica amministrazione per rendere le decisioni più trasparenti e più condivise”.

Se il Governo Renzi vuole modernizzare il Paese deve intervenire cambiando il funzionamento della Pubblica Amministrazione. Negli uffici che non sono in grado di rispondere entro 60 giorni occorre intervenire potenziandoli e riorganizzandoli. Se ci sono dirigenti che non si prendono la responsabilità di firmare gli atti si devono fissare i tempi oltre i quali i responsabili sono chiamati a  risponderne. Perché non è accettabile che siano l’ambiente, la salute dei cittadini, il paesaggio a pagare le conseguenze di una scelta scellerata.

 

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie