Convegno sulla “Xylella fastidiosa” e sul disseccamento rapido dell’olivo

Il flagello della Xylella rappresenta una vera e propria calamità per la Puglia, che negli ulivi riconosce un’importante risorsa economica e un fondamentale simbolo di identità culturale. La Società Italiana di Patologia Vegetale, di cui è presidente il professore Giovanni Vannacci del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, e la Società Entomologica Italiana organizzano il convegno “Xylella fastidiosa: una nuova sfida per l’agricoltura italiana” che si svolgerà venerdì 3 luglio a Roma ospitato dal dipartimento di Biologia ambientale dell’Università La Sapienza.

La Xylella fastidiosa è un batterio patogeno da quarantena di primaria rilevanza economica, la cui patogenicità è chiaramente dimostrata ormai da diversi decenni, sistematicamente associato alla malattia che sta devastando l’olivicoltura salentina, e che sta creando panico nelle altre regioni olivicole italiane ed europee. Il suo arrivo in Italia ha generato grandi e giustificate preoccupazioni, che hanno messo in moto reazioni da parte del mondo della ricerca e delle istituzioni preposte alla sorveglianza fitosanitaria del nostro territorio nazionale.
“Abbiamo organizzato questo convegno – ha dichiarato Giovanni Vannacci – per fare il punto su questo delicato problema in modo da poter dare risposte scientifiche adeguate alla nostra agricoltura. Uno degli scopi principali della Società Italiana di Patologia Vegetale è infatti la promozione degli studi e delle ricerche sui vari aspetti o settori della Patologia vegetale e la diffusione delle conoscenze relative alle malattie delle piante e ai loro agenti biotici e abiotici”.

Giovanni Vannacci è stato eletto presidente della Società italiana di Patologia vegetale per il triennio 2014-2016. La Società, fondata nel 1992 con il determinante contributo del professore emerito dell’Ateneo pisano Giovanni Scaramuzzi, raccoglie attualmente circa 200 patologi vegetali che operano nelle università e in centri di ricerca pubblici e privati.

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