Istat: 4 milioni di persone in condizione di povertà assoluta, i più colpiti sono i minori

“L’assistenza agli indigenti è un dovere e occorre continuare anche a dare risposte immediate sul versante dell’accesso al cibo. Il Governo ha varato un piano di assistenza alimentare fino al 2020 al quale abbiamo destinato oltre 400 milioni di euro. Un lavoro gestito dal Ministero delle politiche agricole e dal Ministero del Lavoro insieme all’indispensabile contributo degli enti caritativi, che ci consente di portare aiuto a oltre 6 milioni di cittadini in difficoltà.

Quest’anno alziamo da 65mila a 100mila tonnellate gli alimenti distribuiti con questo sistema. Allo stesso tempo lavoriamo sul tema del contrasto agli sprechi, in Italia si recuperano oggi dalla grande distribuzione e dall’industria circa 550mila tonnellate di cibo non più commercializzato ma ancora perfettamente commestibile. Vogliamo portare a 1milione di tonnellate il recupero destinato agli indigenti e per farlo abbiamo presentato il piano SprecoZero e il Parlamento discuterà presto la legge contro lo spreco attraverso la quale renderemo per le aziende più conveniente donare il cibo piuttosto che distruggerlo”. Così il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina commenta i dati sulla povertà in Italia resi noti oggi dall’Istat.

L’Istat rileva che il 5,7% delle famiglie residenti in Italia spende meno del necessario per uno standard di vita minimo. I più colpiti sono i minori. La notizia positiva è che dopo due anni di espansione, nel 2014 l’incidenza della povertà si è fermata. Nel 2014, 1 milione e 470 mila famiglie  è in condizione di povertà assoluta, per un totale di 4 milioni 102 mila persone (6,8% della popolazione residente). La povertà assoluta è sostanzialmente stabile anche sul territorio, si attesta al 4,2% al Nord, al 4,8% al Centro e all’8,6% nel Mezzogiorno.

Migliora la situazione delle coppie con figli (tra quelle che ne hanno due l’incidenza di povertà assoluta passa dall’8,6% al 5,9%), e delle famiglie con a capo una persona tra i 45 e i 54 anni (dal 7,4% al 6%); la povertà assoluta diminuisce anche tra le famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (dal 23,7% al 16,2%), a seguito del fatto che più spesso, rispetto al 2013, queste famiglie hanno al proprio interno occupati o ritirati dal lavoro.

Nonostante il calo (dal 12,1 al 9,2%), la povertà assoluta rimane quasi doppia nei piccoli comuni del Mezzogiorno rispetto a quella rilevata nelle aree metropolitane della stessa ripartizione (5,8%). Il contrario accade al Nord, dove la povertà assoluta è più elevata nelle aree metropolitane (7,4%) rispetto ai restanti comuni (3,2% tra i grandi, 3,9% tra i piccoli).

Tra le famiglie con stranieri la povertà assoluta è più diffusa che nelle famiglie composte solamente da italiani: dal 4,3% di queste ultime (in leggero miglioramento rispetto al 5,1% del 2013) al 12,9% per le famiglie miste fino al 23,4% per quelle composte da soli stranieri. Al Nord e al Centro la povertà tra le famiglie di stranieri è di oltre 6 volte superiore a quella delle famiglie di soli italiani, nel Mezzogiorno è circa tripla.

L’incidenza di povertà assoluta scende all’aumentare del titolo di studio: se la persona di riferimento è almeno diplomata, l’incidenza (3,2%) è quasi un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare (8,4%). Inoltre, la povertà assoluta riguarda in misura marginale le famiglie con a capo imprenditori, liberi professionisti o dirigenti (l’incidenza è inferiore al 2%), si mantiene al di sotto della media tra le famiglie di ritirati dal lavoro (4,4%), sale al 9,7% tra le famiglie di operai per raggiungere il valore massimo tra quelle con persona di riferimento in cerca di occupazione (16,2%).

Come quella assoluta, la povertà relativa risulta stabile e coinvolge, nel 2014, il 10,3% delle famiglie e il 12,9% delle persone residenti, per un totale di 2 milioni 654 mila famiglie e 7 milioni 815 mila persone. Anche per la povertà relativa si conferma la stabilità, rispetto all’anno precedente, rilevata per la povertà assoluta nelle ripartizioni geografiche e il miglioramento della condizione delle famiglie con a capo una persona in cerca di occupazione (l’incidenza della povertà relativa passa dal 32,3% al 23,9%) o residenti nei piccoli comuni del Mezzogiorno (dal 25,8% al 23,7%); in quest’ultimo caso il miglioramento si contrappone al leggero peggioramento registrato nei grandi comuni rispetto all’anno precedente (dal 16,3% al 19,8%).

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie