Lo Stelvio, la più grande area protetta è ancora un parco nazionale?

Il Parco dello Stelvio, che nell’arco alpino costituisce la più grande area protetta con lo status di parco nazionale, potrebbe non esistere più, se il Consiglio dei Ministri dovesse avallare l’intesa sottoscritta dal Ministero dell’Ambiente, dalla Regione Lombardia e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano, per modificarne radicalmente la governance e le tutele. Ad aprile ha compiuto 80 anni, ma ministero dell’Ambiente, Regione Lombardia e Province di Trento e Bolzano allentano le tutele.

In una lettera al Ministro dell’Ambiente Galletti WWF e Federparchi ricordano le perplessità sul trasferimento tout court delle competenze statali del Parco nazionale dello Stelvio, prima alle Province autonome di Trento e Bolzano e poi anche alla Regione Lombardia ; trasferimenti privo di alcuna logica che non fosse quello dell’accordo tra forze politiche nazionali e locali. Il parco nazionale dello Stelvio è di fatto de-nazionalizzato e non possa più essere considerato entro i parametri della Legge quadro nazionale sulla aree protette (legge n. 394/1991), sia per gli aspetti relativi alla gestione e alla governance, e quindi non debba più godere dei finanziamenti che ogni anno vengono iscritti nel Bilancio del Ministero.

In sintesi non esiste di fatto una gestione autonoma, affidata ad un ente, ad un centro di imputazione giuridica soggettiva con personalità di diritto pubblico, né tantomeno una governance unitaria esercitata dal Comitato di coordinamento, in quanto:

1. le funzioni di tutela sono esercitate direttamente dalle Province e dalla Regione;
2. il Comitato di coordinamento si limita a dettare solo ed esclusivamente linee guida e indirizzi;
3. il piano e il regolamento sono approvati dalle stesse Province autonome e della Regione Lombardia, seppur sottoposti ad un parere vincolante del Ministero;
4. la stessa perimetrazione del parco nazionale può essere modificata su proposta delle Province autonome e dalla Regione Lombardia, seppur sottoposta a un parere vincolante del Ministero:

– nel comitato di coordinamento c’è l’assoluta prevalenza degli interessi locali e regionali (6) su quelli nazionali (3);
– non c’è alcuna dipendenza funzionale dal Ministero dell’ambiente che non ha alcun potere di vigilanza sull’operato del Comitato.

Nella sostanza, non solo non ci troviamo più di fronte ad un parco nazionale, ma dalla lettura dell’Intesa sullo Stelvio e dell’allegato Regolamento sorge il dubbio che si possa riconoscerlo come area nell’ambito della quale sussistano particolari misure coordinate di tutela delle specie e degli habitat da proteggere e un’attiva gestione unitaria a difesa della biodiversità. Inoltre l’accordo politico sullo Stelvio costituisce un gravissimo precedente per altri parchi nazionali storici, come quello del Gran Paradiso, il cui territorio insiste in larga parte in una Regione a statuto speciale.

In conclusione WWF e Federparchi ritengono che il Ministero dell’Ambiente si trovi di fronte ad una scelta inequivocabile:
– o si torna all’assetto normativo prefigurato dal DPR 22 marzo 1974, n. 279 e dalla legge quadro sulle aree protette,
– o in alcun modo, purtroppo, il parco dello Stelvio potrà essere classificato quale parco nazionale, ai sensi della legge n. 394/1991, con le conseguenze che questo comporta anche in relazione alla trasmissione degli appositi finanziamenti iscritti nel capitolo di bilancio di questo Ministero.

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