Reportage sotto copertura denuncia lo sfratto di migliaia di indigeni dalla Riserva delle tigri di Kanha

Dopo un’indagine condotta sotto copertura, l’emittente televisiva francese Canal Plus ha denunciato lo sfratto di migliaia di indigeni dalla Riserva delle tigri di Kanha, operato nel nome della conservazione (guarda il video dal minuto 37). Nella stessa riserva, ogni anno vengono accolti centinaia di migliaia di turisti.

La giornalista di Canal Plus ha visitato le famiglie baiga che nel 2014 sono state sfrattate da Kanha – set del celebre “Il libro della giungla” di Kipling – scoprendo che, da quando sono stati costretti ad abbandonare le loro case, le vite degli indigeni sono state distrutte. Dispersi nei villaggi circostanti, oggi stentano a sopravvivere. Sukhdev, un uomo baiga, è stato ucciso dopo aver cercato di comprare della terra per la sua famiglia; il suo villaggio era stato sfrattato da Kanha l’anno scorso.

“Non troveremo un altro luogo come questo…” aveva detto Sukhdev in un’intervista rilasciata nel 2012 a Survival International, il movimento mondiale per i diritti dei popoli indigeni. “Come potrei stabilirmi là? Come cresceremo i nostri figli? Abbiamo bisogno dei nostri campi e delle nostre case… Come potremmo non morire?” “Eravamo una delle ultime famiglie a resistere” ha raccontato il fratello di Sukhdev a Canal Plus. “Ma i funzionari della riserva ci hanno costretto ad andare via. Ci hanno detto che si sarebbero presi cura di noi per tre anni, ma non hanno fatto nulla. Anche quando mio fratello è stato ucciso, nessuno è venuto ad aiutarci.”

Alcuni studi hanno rilevato che le tigri prosperano nelle aree abitate dai popoli indigeni. E mentre i Baiga hanno vissuto per generazioni a fianco delle tigri e considerano l’animale come la loro “piccola sorella”, un alto funzionario locale preposto alla conservazione ha definito il turismo di massa a Kanha “incompatibile e nocivo” alla conservazione delle specie. Canal Plus ha avuto accesso a un rapporto ufficiale riservato che descrive nel dettaglio il reinsediamento sistematico di 22.000 persone dalle riserve delle tigri della regione. Secondo quanto previsto dalla legge indiana, i popoli indigeni devono dare il loro consenso prioritario agli spostamenti, ma spesso vengono perseguitati e costretti ad andarsene.

Lo staff del Dipartimento alle Foreste impegnato nelle operazioni riceve dal WWF (Fondo mondiale per la natura) sostegno infrastrutturale, addestramento ed equipaggiamenti. Nell’intervista rilasciata a Canal Plus, il direttore di WWF-India rifiuta di condannare gli sfratti. “La cosiddetta ‘conservazione’ continua a distruggere i popoli indigeni, da generazioni. Questi popoli non hanno mai minacciato le tigri che, anzi, starebbero meglio se le tribù rimanessero e il turismo cessasse” ha dichiarato Stephen Corry, direttore generale di Survival International. “I popoli indigeni sono generalmente dei conservazionisti migliori delle grandi ONG, come il WWF, che rimangono in silenzio mentre i parchi sfrattano con la forza persone come Sukhdev e la sua famiglia. È arrivato il momento di fermare questi sfratti e denunciare questo scandalo.”

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