Sicurezza degli OGM: Aiab, non esistono prove certe

Dopo 7 mesi dalla sua pubblicazione, uno studio norvegese sulla sicurezza delle metodiche biotecnologiche, è stato finalmente reso pubblico: secondo quanto documentato, i dati scientifici dei prodotti OGM non sono sufficienti a confermarne la sicurezza. Nonostante questa dichiarazione ufficiale, evidenzia l’Aiab (Associazione italiana per l’agricolutura biologica), la Monsanto si ostina imperterrita a ritenerli sicuri al pari, se non di più, delle coltivazioni convenzionali. Il lavoro è stato commissionato dall’Agenzia Norvegese Ambientale al Centro Genok per la Biodiversità (ubicato presso l’Università Artica della Norvegia), designato dal governo come struttura di competenza e di riferimento nell’ambito delle tematiche relative alla sicurezza biologica.

Il report si basa sull’analisi, gigante dell’agrobusiness, e presentato al governo brasiliano. Si focalizza soprattutto sulla soia OGM Intacta Roundup Ready 2 Pro di proprietà della stessa Monsanto, largamente coltivata in Brasile, autorizzata anche in Argentina, Paraguay e Uruguay e, probabilmente, anche presente in Bolivia a causa dell’introduzione illegale dalle nazioni confinanti. In particolare, nel lavoro si fa riferimento al tratto genetico della coltivazione Intacta resistente all’erbicida. Secondo questa indagine norvegese, esistono troppe divergenze in letteratura scientifica per offrire un verdetto inconfutabile sulla loro sicurezza. Il dossier della Monsanto, in realtà, non fa altro che dimostrare una serie di debolezze metodologiche mettendo in luce il limite di avere dati scientifici incompleti sulle coltivazioni OGM.

Di fronte alla infaticabile volontà della Monsanto di affermare che gli OGM non arrecano danno agli uomini o alla salute degli animali e che non esercitano nessun effetto avverso sulle coltivazioni e sull’ambiente, lo studio Norvegese dichiara: “…la letteratura fornisce [invece] indicazioni di effetti avversi e nocivi per l’ambiente e per la salute (sia animale che umana), così come per le condizioni socio-economiche, in particolare a medio e lungo termine”. Georgina Catacora-Vargas, autrice dello studio ha commentato: “Le affermazioni sulla sicurezza delle coltivazioni OGM si basano principalmente sulla mancanza di evidenze di danno nell’ambito di specifici test di ricerca, piuttosto che [sulla presenza di] vere e proprie evidenze di sicurezza. La mancanza di evidenze di danno [pertanto] rappresenta uno standard troppo basso per garantire un’adeguata protezione della salute umana e ambientale…Comunque, oggi, una grande fetta della ricerca sulle coltivazioni OGM si basa su studi a breve termine dotati di un’intrinseca debolezza metodologica per rilevare effetti sottili ma anche significativi che si potrebbero materializzare a lungo termine. Un’altra debolezza comune, come indicato nel report, è la mancanza di un rigore analitico sufficiente a far scaturire qualsiasi conclusione significativa”.

Secondo il report, quindi, la grande quantità di studi che riconosce alle coltivazioni OGM effetti positivi è opinabile proprio a causa di queste “limitazioni metodologiche”, per via delle quali vengono ignorati ampiamente gli “eventuali effetti a lungo termine” e si fa ricorso ad “un gruppo di indicatori ridotto e ripetitivo”. D’altra parte, gran parte delle ricerche non mette a confronto le coltivazioni OGM con altri sistemi di produzione, come per esempio la gestione integrata dei pesticidi, la coltivazione biologica e quella agroecologica; si focalizza anche esclusivamente sul “singolo tratto [genetico]” delle piante OGM piuttosto che, più realisticamente, sull'”effetto cumulativo e combinatoriale delle coltivazioni OGM a tratto multiplo” ed è basato su “esperimenti che non tengono in considerazione le reali condizioni dei campi”. Questi limiti “spiegano in parte che tipo di scoperte ha documentato…[la Monsanto]: tutte quante non parlano degli effetti avversi [degli OGM] contraddicendo [quanto dichiarato] in una raccolta rilevante di [studi scientifici] riportati in letteratura”.

Mark Buckingham, un referente della Monsanto, ha criticato queste scoperte: “Noi siamo sicuri che le coltivazioni OGM possono essere valutate e si stanno adeguatamente studiando per [testarne] la sicurezza e che le coltivazioni OGM usate dagli agricoltori sono già sicure e in alcuni casi, addrittura, più sicure delle coltivazioni e del cibo convenzionale”. Secondo un lavoro finanziato dall’Europa e pubblicato dalla Commissione Europea nel 2010, “non c’è stata, fino ad ora, nessuna evidenza scientifica che associ gli OGM a rischi più elevati per l’ambiente o per la sicurezza del cibo e dei mangimi rispetto alle piante e agli organismi convenzionali”. Buckingham aggiunge che le coltivazioni OGM sono “progettate per essere sicure” dagli scienziati e dai selezionaori di sementi e che gli enti regolatori nazionali e internazionali, il cui lavoro è “controllare che una coltivazione sia sicura e che protegga i consumatori” hanno certificato gli OGM. “Da quando le coltivazioni OGM si sono diffuse e sono cresciute su larga scala 19 anni fa a metà degli anni ’90, miliardi di prodotti alimentari che sono composti da ingredienti provenienti da queste coltivazioni hanno rappresentato una sicurezza per la gente di tutto il mondo. Nessun effetto sulla salute è stato mai osservato fino ad ora- gli OGM hanno un’esperienza comprovata di sicurezza.”

L’autrice del report norvegese non è d’accordo: “La letteratura contiene [invece] un numero di studi scientifici che parlano di effetti avversi potenziali” spiega Catacora-Vargas, notando che il commento della Monsanto si riferisce solo ed esclusivamente alla resistenza di Intacta agli insetti. Focalizzandosi solo su studi che dimostrano gli effetti certi e sicuri esercitati da questo tipo di coltivazione, la Monsanto e le altre industrie biotecnologiche stanno fuorviando il pubblico. Il compendio Europeo del 2010, che è anche citato nel nuovo studio, aggiunge, “è uno dei pochi con ricerche specifiche sull’Intacta. La scarsità di articoli scientifici fa si che non si possa asserire che Intacta sia sicura per la salute umana e per l’ambiente. Se l’analisi integrata della sostenibilità delle coltivazioni OGM è incompleta, è solo perchè la conoscenza disponibile sulla sicurezza e sulla sostenibilità degli OGM è incompleta. Esistono più aspetti sconosciuti che evidenze relativi alla sicurezza delle coltivazioni OGM”.

In conclusione, secondo l’autrice, “asserire che le coltivazioni OGM siano sicure è prematuro”, considerando il livello di conoscenza acquisita a riguardo. “Attualmente, più ricerca viene condotta sugli OGM, più domande e incertezze vengono fuori”. La ricercatrice puntualizza che “i sistemi di coltivazione agricola non fondate sugli OGM, come l’agricoltura a basso input, le tecniche di approccio agroecologico e la coltivazione familiare e contadina, non vengono prese adeguatamente in considerazione dai vari governi. Questi sistemi di produzione non OGM “hanno dimostrato la capacità di produrre volumi adeguati di cibo e mangime sicuri e salutari, oltre a mobilitare una quantità di energia e risorse inferiore. C’è ancora una strada lunga da fare in ambito scientifico per ottenere l’evidenza necessaria a rendere giustificabili le dichiarazioni sulla sicurezza degli OGM, e sui loro benefici rispetto agli altri sistemi di produzione”. Tutte queste scoperte sono di grande interesse pubblico, negli ultimi tempi sempre più crescente su temtiche relative agli OGM, quali la possibilià di inserire le coltivazioni OGM nella catena alimentare o il ruolo dell’industria nell’ offuscare i risultati scientifici che contraddicono le dichiarazioni riportate nel report norvegese.

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