Disintossicare il fegato con rimedi omeopatici

Durate le vacanze estive, capita di esagerare col cibo o con l’alcool. Le serate in compagnia invitano a mangiare e a bere un po’ più del solito. La vita vacanziera, spesso sedentaria, non aiuta il nostro organismo a rimanere in forma; a farne le spese è in primis il fegato, che può produrre steatosi.

Organo indispensabile per la vita, il fegato è un vero e proprio laboratorio biochimico, coinvolto in tutti i processi metabolici dell’organismo. Il sangue infatti porta al fegato ogni sostanza assorbita e questo la trasforma in un’altra sostanza utile alle più varie attività cellulari. Zuccheri, grassi, proteine, vitamine, sali minerali, nonché farmaci e varie sostanze tossiche, raggiungono il fegato per essere trasformate ed elaborate in sostanze utili alle funzioni dell’organismo oppure modificate per essere poi rapidamente eliminate dal corpo.

Il fegato partecipa anche alle attività di digestione e di depurazione dell’organismo. La bile, un prodotto delle cellule epatiche, è un importante veicolo per molte sostanze chimiche. Quando viene liberata nell’intestino, oltre alla funzione metabolica che favorisce la digestione e l’assorbimento dei grassi, porta con sé tossine e prodotti del metabolismo epatico che possono così essere eliminati con le feci. Il fegato è dunque un organo dalle complesse e indispensabili funzioni.  Essenziale per la vita, va mantenuto in perfetta salute e curato bene se sofferente. Ad esempio con i seguenti rimedi omeopatici.

Carduus marianus

Questo rimedio è indicato nei casi di ittero accompagnato a mal di testa persistente, bocca amara, lingua bianca con bordi rossi, nausea e vomito. I soggetti avvertono una sensazione di pienezza e disagio nella regione del fegato. La presenza di “macchie nel fegato” sembra essere una particolare indicazione per l’utilizzo di questo rimedio.

Taraxacum

È in genere usato quando si avverte un persistente sapore amaro in bocca, una sensazione di freddo dopo aver mangiato e dolore nella regione del fegato. Il dolore si estende dalla regione superiore dell’organo alla schiena. Le feci sono molli e la faccia di color giallastro. È un rimedio raccomandato soprattutto nei casi di  calcoli biliari.

Phosphorus
Molto studiato da Hahnemann (il medico tedesco fondatore dell’omeopatia) e dai suoi allievi, il fosforo bianco omeopatizzato è il rimedio di prima scelta per tutti i problemi del fegato legati a una insufficienza funzionale.  La sperimentazione clinica ha permesso di evidenziare che Phopshorus determina nell’individuo sano reazioni simili a quelle che si verificano in varie forme di epatite. Questa similitudine è così diretta e determinante da rendere meno rilevanti le abituali reazioni individuali, così importanti in omeopatia per la prescrizione del rimedio. Ecco allora che Phopshorus diviene un indispensabile rimedio per la cura e il riequilibrio dell’attività del fegato, indicato in ogni condizione clinica di danno e sofferenza epatica che ne richiedano l’immediato intervento clinico. Phosphorus va assunto alla 9 CH, in ragione di 5 granuli sublinguali al mattino ed alla sera, lontano dal pasto. Il trattamento va continuato fino a normalizzazione degli enzimi epatici e comunque va protratto per almeno 60 giorni.

Chelidonium
La celidonia è una pianta erbacea della famiglia delle Papaveracee. Dioscoride, medico della Grecia antica, si ispirò al termine greco chelidon (rondine) per denominare la pianta. Notò che la celidonia fioriva nel periodo in cui migravano le rondini. Successivamente Galeno ne utilizzava foglie e radici per curare vari disturbi oculari, malattie della pelle, del fegato e della cistifellea.
Ma fu con Paracelso, nella prima metà del 1500, che la celidonia divenne un importate rimedio per il fegato.  La ricerca moderna ha documentato che la celidonina e la sanguinarina, i due principali principi attivi contenuti nella pianta, agiscono selettivamente sul fegato favorendo la produzione e l’azione fisiologica della bile. La celidonia è un ottimo rimedio per tutte le persone che soffrono di fegato con dolori pungenti alla parte destra dell’addome superiore. A causa della notevole tossicità della pianta, la assunzione omeopatica di Chelidonium appare la forma più sicura per beneficiare delle utilissime proprietà curative. Chelidonium va assunta alla 5 CH, 5 granuli due volte al dì.

Bryonia

È un rimedio in genere prescritto quanto si presentano dolori pungenti nella regione ipocondriaca destra. Il fegato risulta gonfio, congestionato e infiammato e i dolori subentrano compiendo qualsiasi movimento. Migliorano invece se si sta sdraiati sul lato destro, riducendo il movimento della parte durante la respirazione. Il soggetto Bryonia sente freddo, anche se all’apparenza è caldo, ha la bocca amara e le sue feci sono dure e secche

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