Efficienza energetica, obiettivo Europa 2020: ritardi e lacune quasi “scientifiche”

«C’è qualcosa di scientifico nei tuoi ritardi»…«certi risultati si ottengono solo applicandosi intensamente». Dal film “Quattro matrimoni e un funerale”. Credo che questa frase sia in grado di riassumere perfettamente una vicenda che vede coinvolto il nostro Paese da qualche mese a questa parte.

Come riportato da un articolo de Il Fatto Quotidiano, è stata aperta una procedura di infrazione contro l’Italia per l’incompleto recepimento della Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, provvedimento che si pone come obiettivo quello di ridurre del 20% i consumi di energia primaria entro il 2020. Secondo la Commissione Europea, infatti, il D.lgs. 102/2014 – volto a recepire la Direttiva stessa – presenterebbe ben 35 “lacune” rispetto alle previsioni normative di mamma Europa.

Secondo il quotidiano, la Commissione contesterebbe il fatto che, sebbene l’11 giugno scorso il Consiglio dei Ministri abbia dichiarato di aver approvato un decreto legislativo per aggiornare i contenuti del Decreto emanato nel 2014 – come peraltro richiesto dal Commissario all’Energia, Miguel Arias Cañete – ad oggi il testo del decreto non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Si prospetterebbe dunque l’avvio della seconda fase della procedura d’infrazione alla quale potrebbe seguire una multa. C’è comunque da aspettarsi che il Governo dia quanto prima una risposta trattandosi di un tema – quello dell’efficienza energetica – che sta a cuore al nostro Esecutivo, come dimostrano anche i fondi stanziati nei mesi scorsi: 120 milioni di euro a favore di alcune imprese operanti in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia per investimenti nel settore.

Se, dunque, è lecito aspettarsi una reazione del nostro Governo dopo la strigliata ricevuta dalla Commissione, c’è da chiedersi – al contrario – come mai la vicenda non abbia generato tanto scalpore tra i movimenti ambientalisti o le associazioni di categoria.

Eppure, ci si sarebbe dovuto – aggiungerei “lecitamente” – aspettare duri rimproveri e ammonimenti più o meno diretti da coloro che abitualmente fanno delle energie rinnovabili, dell’efficientamento energetico e della lotta all’uso di fonti energetiche fossili il simbolo delle loro battaglie pro-ambiente, pro-futuro, pro-tuttociòchenonsiapetrolio, e così via.

Ma come? Non sono proprio questi i vessilli green che vengono issati con fierezza a difesa dell’ambiente ogniqualvolta c’è da dire “no” a qualche progetto industriale afferente al mondo energetico?

Come giustamente viene evidenziato nell’articolo, a preoccupare non dovrebbe essere tanto il “rimprovero” subito, quanto “il ritardo nel cogliere un’occasione – quella dell’efficienza energetica – che da ultimo l’Energy Efficiency Report 2015 dell’Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano dichiara capace di muovere investimenti per 55-76 miliardi di euro”.

Viene spontaneo quindi chiedersi perché i sostenitori di un mondo “pulito” non abbiano fatto sentire la propria voce come fanno abitualmente quando scendono in piazza e protestano contro gasdotti, Tap, Tav, oleodotti e così via. Ebbene sì…siamo in ritardo, ma dobbiamo augurarci che certi risultati – nello specifico, un piano di efficientamento energetico coerente – verranno raggiunti applicandosi intensamente, altrimenti l’Italia sarà, come al solito, il fanalino di coda dell’obiettivo Europa 2020 per l’efficienza energetica. Ci assicurate che vi impegnerete attivamente anche per le cose, cari ultras travestisti da ecologisti?

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