Istat: frena la vendita al dettaglio -0,3% a giugno

I consumi delle famiglie in Italia secondo l’Istat sono diminuiti da 29.450 euro all’anno nel 2010 a 28.300 euro all’anno del 2013, con una differenza di oltre 1.100 euro all’anno, corrispondente al 4% sul totale. Nel mese di agosto 2015, secondo le stime preliminari, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,2% sia rispetto al mese precedente sia nei confronti di agosto 2014, facendo registrare lo stesso tasso tendenziale di luglio.

L’inflazione è stabile per la maggior parte delle tipologie di prodotto e i pochi movimenti che si registrano tendono a compensarsi. Tra questi, si segnalano l’ulteriore caduta dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-10,4%, da -8,7% di luglio), la flessione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-0,1%, da +0,7% del mese precedente) e la ripresa di quelli dei Servizi relativi alle comunicazioni (+1,4%, da -0,3% di luglio). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'”inflazione di fondo” scende allo 0,7% (era +0,8% a luglio), mentre rimane stabile l’inflazione al netto dei soli beni energetici (+0,8%).

L’incremento su base mensile dell’indice generale è da ascrivere principalmente all’aumento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+2,9%) – su cui incidono fattori di natura stagionale – e dei Servizi relativi alle comunicazioni (+1,8%); a contenere l’aumento è il ribasso dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-2,5%). L’inflazione acquisita per il 2015 sale a +0,2% (era +0,1% a luglio).

Rispetto ad agosto 2014, i prezzi dei beni fanno registrare una flessione pari allo 0,5% (era -0,3% a luglio), mentre il tasso di crescita dei prezzi dei servizi scende allo 0,7% (da +0,8% di luglio). Di conseguenza, rispetto a luglio 2015, il differenziale inflazionistico tra servizi e beni si amplia di un decimo di punto percentuale. I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona crescono dello 0,1% su base mensile e sono stabili a +0,7% su base annua. I prezzi dei prodotti ad alta frequenza di acquisto diminuiscono dello 0,2% in termini congiunturali e dello 0,3% nei confronti di agosto 2014 (da -0,1% di luglio). Secondo le stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) non varia su base mensile e aumenta dello 0,5% su base annua, in accelerazione dal +0,3% di luglio.

Altroconsumo: Inchiesta  supermercati in 68 città. Verona città più conveniente, risparmiare è possibile

Spesa più contenuta e più attenta da consumatori assillati dalla crisi. In parallelo la mappa della grande distribuzione nel nostro paese è andata ridisegnandosi, seguendo la nuova domanda: sboom degli ipermercati, esplosi vent’anni fa insieme alla liberalizzazione nell’offerta all’utenza, investitori stranieri in crisi – Billa, il colosso austriaco che aveva acquistato Standa dieci anni fa ha chiuso nel 2014; Carrefour si è ritirato dal sud Italia per mancati obiettivi sugli utili; Auchan e i suoi 1400 esuberi annunciati.

Il settore è in evoluzione grazie all’economia di nuova generazione, quella intangibile ma realissima via internet:  Amazon apre la sezione “alimentari e cura per la casa”.  In questo contesto Altroconsumo presenta l’annuale inchiesta su supermercati, iper e hard discount in 68 città italiane. Da oltre trent’anni l’appuntamento con il risparmio concreto seguendo la mappa della convenienza in città e per insegna: un concreto aiuto per i consumatori che vogliono risparmiare.

Rilevati 1.083.983 prezzi su 105 categorie di prodotti (spesa alimentare freschi e confezionati, prodotti per l’igiene personale e per la casa), 885 i punti vendita visitati. L’inchiesta, disponibile su www.altroconsumo.it/supermercati, è consistente e articolatissima, traccia la classifica della convenienza per città e il podio delle insegne più convenienti.

Quest’anno, a seconda dei tipi di spesa, Emisfero, catena di super diffusa nel nordest, si aggiudica il titolo di “Supermercato più conveniente d’Italia” per i prodotti di marca; Iper quello di “Marca commerciale più conveniente”; Eurospin quello di “Hard discount più conveniente”.

Nel giro d’Italia della convenienza, a fronte di una spesa media (dati Istat) di 6350 euro all’anno per famiglia tipo, a Verona è possibile ottenere il risparmio più consistente: scegliendo i punti vendita più interessanti in un anno in media si abbatte la soglia dei 6000 euro – nessun’altra grande città in Italia offre di più. Seguono Arezzo, Firenze, Pistoia e Pisa – Toscana la regione più virtuosa tra tutte. In fondo alla classifica Palermo, Ascoli Piceno, Pescara e Aosta, dove la spesa costa 600 euro in più della media nazionale.

Dove non c’è dinamica concorrenziale i prezzi si allineano verso l’alto e lì stanno. Dove invece si fronteggiano insegne a suon di sconti chi vince è il consumatore e il suo portafogli ci guadagna: a Pordenone, Torino o Cuneo, e anche Napoli, il delta del risparmio supera i mille euro. Al contrario, scarse possibilità a Reggio Calabria e Caserta: solo 150 euro di differenza tra punti vendita più e meno cari.

Altroconsumo ha seguito i tre profili di spesa diversi degli italiani: che si scelgano prodotti di marca, quelli meno cari dell’insegna o che si vada all’hard discount è sempre possibile realizzare la spesa necessaria ritagliando un margine di risparmio. Da un punto vendita all’altro gli esperti dell’organizzazione di consumatori hanno rilevato su uno stesso prodotto di marca differenze del +175% (un’acqua gassata) o di +122% (un olio extravergine).

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