Saviano scrive a Renzi: Ammetta che al Sud non ha fatto nulla, scappa perfino la mafia

“Faccia presto, caro Presidente del Consiglio, ci faccia capire che intenzioni ha: qui ormai s’è rotto anche il filo della speranza. Così lo scrittore in una lettera aperta al premier pubblicata su La Repubblica. “Le istituzioni italiane – spiega Saviano – devono  chiedere scusa a quei milioni di persone che sono state considerate una palla al piede e, allo stesso tempo, sfruttati come un serbatoio di energie da svuotare”.

“Troppe volte – ha sottolineato Saviano sollecitando l’intervento diretto immediato e personale del Premier per il Mezzogiorno – ho sentito dire che è ormai inutile intervenire. Che il paziente è già morto. Ma non è così. Il paziente è ancora vivo. Ci sono tantissime persone che resistono attivamente a questo stato di cose. E Lei ha il dovere di ringraziarle una ad una. Sono tante davvero. E tutte assieme costituiscono una speranza per l’economia meridionale. E Lei che ha l’ingrato ma nobile compito di mostrare che è dalla loro parte: e non da quella dei malversatori. Tra i quali, purtroppo, si annidano anche coloro che dovrebbero rilanciare l’economia”. “Dal Sud caro primo ministro – ha denunciato ancora lo scrittore partenopeo anticammorra che vive sotto scorta- ormai non scappa più soltanto chi cerca una speranza nell’emigrazione.

Dal Sud stanno scappando perfino le mafie:chequinon “investono”madepredano solo. Portando al Nord e soprattutto all’estero il loro sporco giro d’affari. Sì, al Sud non scorre più, nemmeno il denaro insaguinato che fino agli anni ’90 le mafie facevano circolare. Al Sud, scrive ancora Saviano, “ci sono tantissime persone che resistono attivamente a questo stato di cose e Lei ha il dovere di ringraziarle una ad una. Sono tante davvero. E tutte assieme costituiscono una speranza per l’economia meridionale”. “La corruzione più grave – afferma – non è quella del disonesto che vuole rubare: la vergogna è quella dell’onesto che se vuole un documento, se vuole un legittimo diritto, se vuole fare impresa o attività deve ricorrere appunto alla corruzione per ottenere ciò che gli spetta. A sud i diritti si comprano da sempre: e Lei non può non ricordarlo”.

Un Paese diviso e diseguale, dove il Sud scivola sempre più nell’arretramento: nel 2014 per il settimo anno consecutivo il Pil del Mezzogiorno è ancora negativo (-1,3%); il divario di Pil pro capite è tornato ai livelli di 15 anni fa; negli anni di crisi 2008-2014 i consumi delle famiglie meridionali sono crollati quasi del 13% e gli investimenti nell’industria in senso stretto addirittura del 59%; nel 2014 quasi il 62% dei meridionali guadagna meno di 12mila euro annui, contro il 28,5% del Centro-Nord.

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