Tumore al seno: un test del sangue in grado di predire le recidive

Un test del sangue in grado di predire le recidive del cancro al seno e la presenza di tracce di Dna del tumore nel circolo sanguigno. Il test sarà in grado di riconoscere le donne che svilupperanno recidive in media 8 mesi prima della comparsa di segni visibili. L’esame è stato messo a punto da un gruppo di scienziati dell’Institute for Cancer Research (Icr) di Londra e del Royal Marsden Nhs Foundation Trust, che hanno pubblicato i risultati su ‘Science Translational Medicine’.

Delle 15 donne che sono andate incontro a ricadute, 12 sono state identificate in anticipo grazie al test. Le pazienti positive alla ricerca del Dna tumorale sono risultate 12 volte più a rischio di recidiva. La novità rimbalza in queste ore sulla stampa britannica e internazionale, e secondo gli autori dello studio potrebbe “cambiare i giochi” della lotta al primo killer oncologico femminile. Nonostante i risultati “altamente promettenti”, tuttavia, i ricercatori sottolineano che si tratta di uno studio su piccoli numeri. Trial clinici più ampi saranno avviati l’anno prossimo, e se confermeranno questi risultati servirà del tempo prima che l’analisi possa entrare nella routine ospedaliera.

Il test promette di identificare in anticipo le donne da sottoporre a chemioterapia o altri trattamenti dopo l’intervento chirurgico, risparmiando alle altre cure potenzialmente inutili e spesso gravate da pesanti effetti collaterali.

Mitch Dowsett, a capo del Dipartimento accademico di biochimica di Icr e Royal Marsden, autore senior dello studio, “il nuovo test potrebbe cambiare drasticamente il trattamento del cancro al seno”. Lo scenario futuro potrebbe essere questo, illustra lo scienziato citato dall’Independent: “La paziente arriva in ospedale, viene sottoposta a chirurgia e noi le preleviamo un campione ematico. Se ne suo sangue non troviamo Dna tumorale, possiamo dedurre che non è rimasta patologia residua e che almeno in quel momento sarebbero inutili altri trattamenti”.

“Abbiamo cercato un’opportunità come questa per tanto tempo – evidenzia Dowsett – E se l’esame continuerà a dimostrarsi efficace anche nelle successive sperimentazioni, avremo la chance di cambiare i giochi nella lotta alla malattia”.

Se a molte donne potrebbero essere risparmiate terapie con più rischi di effetti avversi che benefici, altre al contrario potrebbero essere avviate a nuovi trattamenti prima della comparsa della ricaduta e veder aumentate le proprie speranze di sopravvivenza. O addirittura evitare di ammalarsi di nuovo. I ricercatori hanno intenzione di confermare questi risultati con trial clinici piu’ approfonditi. “La domanda chiave che adesso dobbiamo porci e’ se siamo in grado di individuare le donne a rischio di recidiva con sufficiente anticipo per arrivare a prevenire la ricaduta. Per ora non lo sappiamo, ma contiamo di capirlo con i prossimi studi”, ha detto al sito della Bbc Nicholas Turner, uno degli autori dello studio.

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