Disturbi del sonno: gli effetti negativi

L’insonnia è un disturbo del sonno, che si traduce in un’alterazione del ritmo di sonno e veglia traducendosi in un vero e proprio disagio per il soggetto, sotto diversi punti di vista, sia fisici che psicologici ed inconsci. L’insonnia può manifestarsi in modi molto differenti tra di loro, e strettamente correlati anche alle caratteristiche individuali del soggetto che ne soffre.

Si può quindi avere una tipologia di disturbo che è legata alla difficoltà nell’addormentarsi, un’altra invece che è associata a risvegli notturni piuttosto frequenti ma di durata circoscritta; una tipologia che invece induce a risvegli notturni di durata prolungata, ed infine un’insonnia che causa il risveglio precoce del soggetto.

Dormire meno del necessario notte dopo notte può far accumulare un pericoloso debito cronico di sonno che è ancora più insidioso di una notte trascorsa completamente in bianco, perchè difficile, se non impossibile, da recuperare: quindi le funzioni del nostro cervello non sono mai al top. Degli studi dimostrano che dormire meno di sette ore a notte aumenta il rischio di diabete, ipertensione, obesità, rischio di infarti e ictus. Per non parlare del continuo senso di stanchezza, poca concentrazione, cattivo umore e scarsa memoria. Sulle ore da trascorrere sotto alle lenzuola esistono diverse teorie.

Dormire è il momento in cui il cervello fa ordine tra tutte le informazioni inglobate durante il giorno appena trascorso catalogandole e scremando il superfluo. La perdita di sonno, inoltre, lede le nostre capacità mnemoniche e di apprendimento. Però finora non era chiara la differenza tra gli effetti di una singola notte in bianco e il cronico dormire poco (che è poi l’abitudine che più caratterizza l’odierna società dell’efficienza). L’esperto ha confrontato cosa succede restando svegli per 24 ore di seguito e invece dormendo una media di 5,6 ore a notte per tre settimane. È emerso che nel primo caso per la maggior parte delle persone basta una dormita di 10 ore per recuperare la notte in bianco, ma che questo non è sufficiente al recupero del debito cronico.

Gli individui in debito cronico diminuiscono le proprie performance cognitive ora dopo ora, con un crollo vertiginoso nelle ore serali. «Una precedente ricerca – spiega Cohen – aveva dimostrato che stare svegli per 24 ore di seguito equivale a una dose di alcol nel sangue superiore a quella dei limiti di guida. Invece questo lavoro mostra che un debito cronico di sonno causa un deterioramento più rapido delle performance per ogni ora che si resta svegli. Tant’è che il quadro di diminuzione delle performance di una notte di veglia si amplifica di 10 volte se nelle due settimane precedenti si è dormito per sole sei ore». «Dati su animali – rileva Cohen – mostrano che una sostanza chiamata adenosina si accumula nel cervello quando siamo svegli da troppo e promuove il sonno e che la caffeina blocca l’azione dell’adenosina. Nel debito cronico di sonno questa sostanza rimane elevata per troppo tempo nel cervello e ciò provoca l’aumento del numero di recettori per captarla per cui il segnale dell’adenosina si iperattiva ed è difficile spegnerlo.

Mentre nella perdita di una sola notte di sonno i recettori non aumentano e basta dormire per 10 ore per ridurre la concentrazione di adenosina, serve molto più tempo per riportare al livello normale il numero dei recettori per cui serve molto più tempo per smaltire un debito cronico di sonno». «Non sappiamo quanto tempo serva per recuperare un debito cronico – conclude – ma di certo non bastano dei giorni».

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie