Expo 2015: cibo ed energia, tutto dalla terra

E’ possibile conciliare la produzione agroalimentare con quella energetica? Nella quinta giornata all’Esposizione Universale, Cia e Aiel affrontano la questione con un’iniziativa “ad hoc”. Per Scanavino “l’integrazione non è solo possibile, ma auspicabile”. Sulla stessa linea Brugnoni: “Bisogna dare agli agricoltori un ruolo centrale nella ‘rivoluzione verde’ e trasformarli da semplici fornitori di biomasse in protagonisti virtuosi e consapevoli sul fronte alimentare, energetico e ambientale”.

Food or not food, that is the question. Arriva anche Amleto all’Expo e propone un dilemma che negli anni passati ha prodotto non poche polemiche: produrre dalla terra cibo o energia? E poi domandarsi ancora: l’umanità ha più fame o ha più fame di luce? Tutte domande che da una parte hanno spinto la ricerca, ma dall’altra hanno scavato una sorta di fossato ideologico. A questi interrogativi si è cercato di dare una risposta con l’iniziativa “Cibo ed energia: muovi equilibri per l’agricoltura del futuro”, organizzata da Cia e Aiel oggi all’Auditorium di Palazzo Italia.

“Siamo convinti -ha spiegato il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino- che un’integrazione tra produzione di cibo e produzione di agroenergia non solo è possibile, ma è auspicabile. Da sempre la nostra Confederazione è impegnata nella promozione dell’agricoltura polifunzionale e nella ricerca di incremento di reddito per le imprese agricole. In questo settore si realizzano queste due possibilità con un ulteriore valore aggiunto: preservare il pianeta”. Infatti “l’impatto delle bioenergie sull’ecosistema è bassissimo -ha continuato Scanavino- e in una prospettiva di sviluppo sostenibile questo è un elemento fondamentale. L’impegno di Cia per promuovere un’agricoltura che al tempo stesso sia sostenibile, capace di generare reddito e che attraverso l’innovazione generi nuovo valore, trova in questa occasione di approfondimento non solo una sintesi del proprio operare, ma una concreta prospettiva di azione”.

Una prospettiva che però ha bisogno di regole chiare, a partire dal sistema degli incentivi alle agroenergie. “Prima di tutto -ha spiegato il presidente di Aiel, Domenico Brugnoni- è necessario che i contributi alle energie sostenibili accompagnino la transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili, con interventi che premino l’innovazione e l’efficienza a discapito delle speculazioni”. Gli obiettivi, poi, non devono essere solo quantitativi ma anche qualitativi: “E’ necessario avere le idee chiare sui modelli aziendali che vogliamo sostenere tramite il sistema delle tariffe incentivanti -ha proseguito Brugnoni-. La generazione distribuita, cioè piccoli e medi impianti diffusi nel territorio e orientati allo sviluppo locale, è la chiave per dare agli agricoltori un ruolo centrale nella ‘rivoluzione verde’ e trasformarli da semplici fornitori di biomasse, che altri trasformeranno energeticamente, in protagonisti virtuosi e consapevoli sul fronte alimentare, energetico e ambientale”.

Perché “il ‘food’ resta la vera vocazione dell’azienda agricola -ha aggiunto Marino Berton, direttore generale di Aiel- ma l’integrazione con la produzione energetica è un’occasione eccezionale di competitività che può dare al Made in Italy agricolo una marcia in più”, anche per uscire dall’attuale fase di crisi. “Per questo oggi bisogna costruire una strategia di integrazione e non di competizione tra produzione alimentare e produzione di agroenergie -ha ribadito Berton-. Ed è in quest’ottica che biomasse e biogas diventano uno strumento per salvaguardare lo stato di salute dell’azienda e quindi anche la sua attività primaria”.

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