Expo: al Padiglione del Belgio il cibo del futuro, grilli larve e cavallette

Cibo di oggi, cibo di domani. Ricchi di proteine, facili da allevare e sostenibili: gli insetti potrebbero essere la risposta al crescente fabbisogno di cibo sulla Terra
. Nutrire 9 miliardi di persone è la sfida del futuro e gli scienziati sono concordi sul fatto che gli insetti possano essere una forma sostenibile di approvvigionamento di proteine animali. Per rendere concreta questa possibilità, la Società Umanitaria ha organizzato questa mattina al Padiglione del Belgio la prima degustazione pubblica ufficiale in Italia di insetti commestibili.

Insetti commestibili per un’alimentazione sostenibile – “Questo è un momento significativo perché per la prima volta in assoluto in Italia, con delega temporanea concessa per Expo Milano 2015, è ufficialmente possibile mangiare prodotti a base di insetti commestibili – hanno spiegato Andrea Mascaretti, responsabile del progetto Edible insects  e Amos Nannini, Presidente della Società Umanitaria-.  Gli insetti sono il cibo del futuro, sia per l’alimentazione umana che animale. Il nostro obiettivo è quello di lasciare un Pianeta vivibile alle generazioni future grazie all’introduzione di produzioni alimentari industriali che siano altamente sostenibili, come quella degli insetti commestibili. Ringraziamo il Padiglione del Belgio e la dottoressa Cécile Flagotothier della Regione Vallone per l’impegno, senza il quale non sarebbe stato possibile raggiungere questo risultato”.

Il Belgio è l’unico Paese, insieme all’Olanda, ad aver normato l’allevamento degli insetti in Europa, scegliendone dieci specie commestibili. Camole, grilli, locuste, coleotteri, tutti scelti in funzione della facilità di allevamento e di reperibilità.

A fine settembre l’Efsa (l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) pubblicherà la sua opinione in merito al consumo di insetti a scopi alimentari. Il documento che fungerà da base scientifica per realizzare leggi comunitarie a riguardo. “Siamo sicuri che il parere sarà favorevole – ha spiegato Andrea Mascaretti, presidente del Comitato scientifico della Società Umanitaria -. L’Italia è da anni in prima linea per l’introduzione degli insetti nella nostra dieta. Sono una delle soluzioni più valide per nutrire il pianeta nel futuro”.

Gli insetti potrebbero davvero salvare il mondo. In un documento pubblicato nel 2013 la FAO spiega perché. Allevare insetti anziché – ad esempio, bovini – contribuisce a salvare superfici boschive (non serve deforestare per fare spazio ai pascoli), risparmiare acqua, cibo e tempo, visto che crescono velocemente. Secondo il rapporto gli insetti possono convertire due chili di cibo in un chilo di massa, mentre a un bovino servono otto chili di cibo per ingrassare di uno. In poche parole è una pratica sostenibile, anche perché gli insetti producono molti meno gas serra inquinanti. Con mosche, scarafaggi e cavallette (o le farine derivate) si possono produrre anche mangimi per animali, sia da cortile che da allevamento. Diverse aziende anche europee già lo fanno.

L’entomofagia è una pratica consolidata per 2 miliardi di persone, in più di 90 Paesi del mondo, dove si consumano 1.900 specie di insetti, soprattutto selvatici. Cina e Messico sono tra i Paesi che ne vanno più ghiotti, seguiti da quasi tutti quelli della fascia tropicale, e non solo. “In alcune zone del Pianeta il 30% delle proteine assunte viene dagli insetti“, ha spiegato l’esperto della Fao, Paul Vantomme. Introdurli o meno nella propria dieta dipende unicamente da fattori culturali, da superare perché “l’allevamento di insetti ha un impatto sulla Terra 10 volte inferiore a quello di carne – ha aggiunto Vantomme – grazie al fatto che non emettono metano, possono essere nutriti con prodotti di scarto e hanno un ciclo di vita breve”.

“Il tema degli insetti commestibili deve essere una delle eredità di Expo – ha concluso Mascaretti, ricordando la presentazione del ‘Libro bianco degli Insetti’, tenutasi il 27 luglio scorso nel padiglione dell’Unione Europea, e la collaborazione con Fao, Belgio e Coop -. Ora bisogna agire, perché se aspettiamo ancora a trovare soluzioni per le sfide alimentari del secolo, rischiamo che poi sia troppo tardi per fare qualcosa.

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