Expo: Wame, una nuova finanza per raggiungere l’accesso universale all’energia

Ad oggi circa 1,3 miliardi di persone, quasi il 20% della popolazione mondiale, non hanno accesso all’elettricità e circa 2,6 miliardi di individui cucinano bruciando in modo improprio legna e biomasse nelle proprie abitazioni, con gravi conseguenze sulla loro salute e l’ambiente.

Più del 95% di queste persone è concentrato in Africa sub sahariana e nelle zone meno sviluppate dell’Asia e l’84% vive in zone rurali.
Il seminario, promosso dall’iniziativa World Access to Modern Energy (WAME) con Africa – EU Energy Partnership, ha lo scopo di
condividere i progressi compiuti, di individuare future soluzioni e di illustrare le modalità per creare opportunità d’investimento che permettano l’accesso all’energia moderna, sviluppando le tecnologie off-grid e soluzioni di “cucina pulita e sostenibile” (clean cooking).
Basata sul riconoscimento che l’accesso alle forme moderne e sostenibili di energia è un prerequisito per lo sviluppo economico e l’eliminazione della povertà, l’iniziativa Sustainable Energy for All (SE4ALL), lanciata nel 2011 dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, chiama a raccolta i Governi, il settore privato e la società civile per far si che tutti abbiano accesso all’energia entro il 2030.

L’Agenzia Internazionale per l’Energia ha stimato che per raggiungere questo obiettivo sono necessari circa 750 miliardi di dollari di investimenti nel periodo compreso tra il 2010 e il 2030. L’obiettivo delle Nazioni Unite che sembrava fino a poco fa irraggiungibile, appare oggi plausibile per quanto riguarda l’elettricità, ma non ancora per il clean cooking. La maggiore parte di questi investimenti riguarda l’estensione delle reti elettriche nazionali, che in realtà raggiungeranno meno della metà degli esclusi: nel seminario, che ha visto la partecipazione di numerosi soggetti di grande rilievo internazionale esperti ed attivi, viene affrontato proprio il tema del finanziamento dei tanti progetti off-grid, spesso realizzati con capitali almeno in parte privati, che è ormai chiaro debba essere sostenuto localmente.

A questo proposito Dipal Barua, fondatore della Bright Green Energy Foundation, ha portato la sua testimonianza dell’esperienza del Bangladesh per evidenziare alcuni aspetti chiave del problema e delle sue possibili soluzioni, chiarendo che per raggiungere gli ultimi spesso le fonti rinnovabili sono le più adatte ed è possibile realizzare interventi con un obiettivo sociale anche partendo da un approccio commerciale. “Infatti, in Bangladesh, sono stati sviluppati sistemi solari per le abitazioni inizialmente troppo costosi, ma poi con l’informazione, l’attrazione di attivare canali di comunicazione nelle zone rurali, è migliorato il rapporto qualità/prezzo e con l’intervento di grandi banche, oggi ci sono 5 milioni di sistemi solari domestici  installati. Non solo, le lampade al cherosene stanno sparendo e si sta avviando l’irrigazione alimentata dall’energia solare”. Le esperienze presentate hanno riguardato anche l’Africa ed altre parti del mondo dove milioni di famiglie si sono viste aprire nuove possibilità di vita e di lavoro grazie a nuove attività economiche gestite localmente.

Le soluzioni off-grid richiedono numerosi investimenti e meccanismi di finanziamento specifici di piccole-medie dimensioni che possono essere sostenuti da amministrazioni locali, organizzazioni no profit o anche imprese. In alcuni casi è necessario un conferimento di capitale a fondo perduto, in molti altri, l’investimento può essere ripagato dai consumatori tramite la tariffa elettrica.

Ma spesso, quando ci si focalizza sulle reti off-grid i costi non recuperabili della distribuzione locale possono essere elevati e questo può inibire gli investimenti stessi. Questi modelli di finanziamento possono facilitare la sostenibilità economica di un intervento purché siano accompagnati da disposizioni chiare per quanto riguarda la titolarità dell’investimento, la responsabilità di fornire i servizi e le modalità con cui questi sono posti a carico del consumatore finale, che molto spesso ha limitate capacità di spesa. Si tratta di strumenti diversi dalle attività bancarie e finanziarie tradizionali, sono investimenti dei risparmi anche di singoli: una strada possibile per dare delle risposte concrete alla necessità di assicurare a tutti l’accesso all’energia.

WAME & EXPO2015 è un’associazione senza scopo di lucro che è stata fondata da otto società che operano nel settore energia quali
A2A, Edison, Enel, Eni, E.ON Italia, Gas Natural Italia, ENGIE-GDF SUEZ Italia e Tenaris-Dalmine, oltre a Expo2015, per portare all’attenzione del pubblico l’importante questione sociale dell’accesso all’energia. La sua missione è quella di aumentare la consapevolezza del problema attraverso informazioni raccolte sul proprio sito web, www.wame2015.org, nonché attraverso workshop ed eventi durante il semestre di EXPO.

L’Africa – EU Energy Partnership (AEEP) è uno delle principali realtà a lungo termine per il dialogo strutturato e la cooperazione tra l’Africa e l’Unione Europea sulle questioni energetiche di importanza strategica reciproca, con una particolare attenzione per l’accesso all’energia rurale e la riduzione del livello di povertà. L’AEEP impegna il settore privato, la società civile e il mondo accademico verso un’azione concreta per l’accesso all’energia sostenibile ed efficiente in Africa, con particolare attenzione alle zone rurali. L’AEEP ha anche avviato l’Africa- EU Renewable Energy Cooperation Programme (RECP) che sostiene lo sviluppo del mercato per i progetti di Energia a meso -scala in Africa.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie