La canapa all’EXPO 2015, nuova speranza dell’agricoltura italiana

Non è quella da “stupefacente” ma la canapa per usi industriali, in cui l’Italia eccelleva fino agli anni Cinquanta, come testimonia la parcella di 25 mq inserita al Parco della Biodiversità, all’interno di Expo, tra le colture un tempo più diffuse nell’area padana.

Dopo mezzo secolo di abbandono, in Italia e in Europa c’è una riscoperta della canapa come pianta multifunzionale che può avere innumerevoli impieghi, dal tessile alla bioedilizia passando per le bioplastiche, i materiali compositi, la farmacopea, la cosmesi e la nutraceutica. Senza contare i benefici che tale coltura apporta all’ambiente. Negli ultimi due anni in Italia sono nate numerose iniziative e la canapa torna a essere coltivata in tutte le regioni italiane, dal Piemonte alla Sicilia. Ma la strada da fare per una filiera strutturata è ancora lunga e tortuosa. L’incontro in Expo raduna i principali attori agricoli e industriali per condividere un percorso di rinascita della canapa industriale.

Tra decine di progetti di ricerca accademici, la conferenza dei rettori delle Università (CRUI) ha infatti promosso lo studio dedicato agli usi della canapa, in primis alimentari, condotto da Stefania Benvenuti, docente di Chimica farmaceutica al dipartimento di Scienze della vita dell’UniMoRe – l’Università di Modena e Reggio Emilia – considerandolo tra i meritevoli del palcoscenico dell’esposizione universale. Il lavoro in questione, è stato ribattezzato Sana alimentazione e rinascita delle coltivazioni italiane di eccellenza ed ecosostenibili di piante aromatiche, fonti di oli essenziali. Il ruolo della canapa. Più qualità e meno veleni, che Benvenuti preferisce accorciare in “Essential Expo”. La docente UniMoRe ne è coordinatore scientifico, alla testa di un pool di Atenei e istituti di ricerca che a livello nazionale ha collaborato con la società scientifica per la ricerca sugli oli essenziali (SIROE).

Lo studio emiliano, infatti, è stato scelto con altri 13 progetti scientifici universitari italiani come rappresentativo della migliore ricerca universitaria nazionale su nutrimento e cibo. « La canapa è una pianta dalle tantissime sfaccettature, diciamo che è “stupefacente” anche da un punto di vista alimentare» ha assicurato la dottoressa Benvenuti. L’idea alla base di “Essential Expo” si focalizza sugli oli essenziali e sulle piante aromatiche della tradizione erboristica italiana, tra le quali appunto la canapa. «Perché EXPO? Perché siamo alla riscoperta di questi estratti nell’alimentazione non tanto come principi nutrienti, ma come conservanti alimentari, sia per le derrate sia per la lotta alle infezioni microbiche ». Insomma l’intento pare essere anche e più largamente “sociale”.

Prevenzione del deperimento alimenti, packaging, prevenzione dalle muffe nei cereali ma anche da malattie vascolari, obesità, diabete: sono solo alcuni degli ambiti di studio del team UniMoRe, impegnato nel lavoro sulla canapa ormai da un paio d’anni. Attorno alla cannabis, continua Benvenuti, « si è parlato molto e spesso in maniera scorretta”. Ma appunto tramite EXPO, «a livello internazionale è giusto invece che arrivi il messaggio – rimarca la prof emiliana – per cui la canapa è una grossa risorsa dal punto di vista alimentare: è una pianta di cui si possono utilizzare diverse risorse, dall’olio ai semi, dai quali si ricava la farina, lo stesso olio essenziale fino ad arrivare alla fibra, che non può avere un uso alimentare ma ha ottimi impieghi a livello tessile e nell’edilizia ».

“E’ qualcosa di più di una speranza, è un’opportunità per molti agricoltori – dichiarano Alessandro Zatta e Beppe Croce per conto di Chimica Verde bionet e di Legambiente – a patto di valorizzare ogni parte fondamentale della pianta, dal seme alle paglie, per rendere economicamente sostenibile la sua coltivazione”. “La ricerca e le nuove tecnologie – osserva a sua volta Giovanni Bazzocchi dell’Università di Bologna – si stanno nuovamente interessando alla canapa. Dalla bioplastica per stampanti 3D all’olio essenziale come bio-pesticida, la canapa può diventare una sorta di bio-raffineria in pieno campo”.

Sulla stessa linea Cinzia Pagni, vicepresidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori: “In pochi anni – spiega – molti imprenditori, soprattutto giovani, stanno riscoprendo la coltura della canapa. Una coltivazione importante dal punto di  vista agronomico, con ricadute positive sull’ambiente e sempre più interessanti prospettive di mercato”.

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