Malattie allergiche e respiratorie, tutta colpa dello smog

L’inquinamento delle città, causato prevalentemente dalle polveri sottili, le cosiddette PM10 e PM 2,5, costituisce oggi una delle principali cause dell’aumento delle allergie e delle malattie respiratorie nei bambini che vivono in contesti urbani a contatto con lo smog.

La prevalenza delle malattie allergiche in tutto il mondo è drammaticamente in aumento, sia nei paesi occidentali che nei paesi in via di sviluppo. Queste malattie comprendono l’asma, la rinite, l’anafilassi, l’allergia a farmaci, l’allergia alimentare, l’allergia al veleno di insetti, l’eczema, l’orticaria e l’angioedema. Questo aumento della prevalenza è particolarmente problematico nell’età pediatrica, fascia d’età che influenza in modo maggiore questa nascente tendenza che si è verificata negli ultimi due decenni.

Secondo le statistiche dell’Oms centinaia di milioni di soggetti nel mondo soffrono di rinite allergica e si stima che 300 milioni di questi sono affetti anche da asma, con una notevole influenza sulla qualità della vita di questi individui e delle loro famiglie, e con un impatto negativo sul benessere socio-economico della società. E si stima inoltre che 250mila decessi all’anno per asma nel mondo siano evitabili. Si prevede che i problemi allergici aumenteranno ulteriormente dato l’inquinamento atmosferico e l’aumento del riscaldamento globale. Questi cambiamenti ambientali influenzeranno la conta pollinica, la presenza o l’assenza di insetti pungenti e di muffe legate alle malattie allergiche.

Gli specialisti hanno parlato anche di allergie da nichel e cobalto legato all’utilizzo degli smartphone di nuova generazione. Secondo uno studio, presentato durante un recente meeting dell’American College of Allergy, Asthma and Immunology (ACAAI), un terzo di questi dispositivi smartphone conterrebbe almeno uno dei due allergeni.

Giorgio Walter Canonica, docente della Clinica di Malattie Respiratorie nell’Università di Genova e organizzatore del congresso, ha sottolineato che “per evitare la reazione da contatto che in questi casi si possono produrre, secondo lo studio americano, si potrebbe empiricamente consigliare di utilizzare comunque delle cover protettive in gomma, cuffie e pellicole protettive per gli smartphone. Ci rendiamo conto che non esistono studi controllati in tal senso, ma il buon senso suggerirebbe di farlo”. Dalla ricerca è emerso che il 91% dei prodotti testati contiene nichel e il 52% cobalto. Nei casi più acuti, le allergie possono anche manifestarsi sotto forma di eczemi, lesioni della pelle e scarificazioni.

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