Si avvicina l’apocalisse climatica: possiamo fermarla?

Una vera e propria apocalisse climatica quella prospettata dai ricercatori di PNAS e di Science Advanced, che denunciano il fatto che, continuando a consumare combustibili fossili senza criterio come stiamo facendo adesso, il surriscaldamento globale nel giro di poche decine di anni sarà incontrollato e porterà ad una situazione a dir poco tragica. Questo studio parla, nel giro di 60-80 anni, di innalzamento del livello del mare fino all’altezza record di 60 metri, con la conseguente scomparsa di città come Tokyo, Hong Kong, Shanghai, Calcutta, Amburgo e New York. In questo scenario, dell’Italia resterebbe emerso solo l’Appennino.

Oltre all’eccessivo consumo di combustibili, un report divulgato da The Economics of Land Degradation evidenzia altri tre fattori di rischio per il cambiamento climatico e cioè la desertificazione, la deforestazione e l’inquinamento. Secondo questo studio  agricoltura e acqua potabile sono già a rischio, già nei prossimi dieci anni sarà inutilizzabile il 52% del suolo arabile e nel prossimo quarto di secolo il cibo diminuirà del  12%, con il conseguente aumento dei prezzi al consumo e l’innalzamento sostanziale delle vittime della fame.

La conseguenza per noi esseri umani di questi enormi sconvolgimenti ambientali sarebbe in primis la necessità di spostarci dalle zone che finirebbero sommerse, trasformando la gran parte di noi in rifugiati ambientali.

Chi è causa del suo mal pianga se stesso, recita un vecchio adagio. In questa situazione la popolazione mondiale è destinata sì a subire sempre più le conseguenze di questi catastrofici cambiamenti climatici, ma per gran parte ne è diretta responsabile e in quanto tale ha la responsabilità di mettere un freno al degenerare della situazione, cambiando il più possibile i propri stili di vita e limitando i consumi e le emissioni. Tutto ciò può avvenire ovviamente solo in seguito ad una presa di coscienza della realtà dei fatti, che vada oltre il pregiudizio, un po’ ingenuo, nei confronti di certe previsioni a dir poco catastrofiche, spesso guardate come eccessivi allarmismi, per poter così placare la propria coscienza e continuare senza modificare nulla dei propri comportamenti né rinunciare alle proprie comodità.

I tempi per porvi rimedio sono a dir poco ristretti, se non si cambia ritmo entro 10 anni potrebbe essere troppo tardi.  Infatti, se l’emissione dei gas nell’atmosfera dovesse mantenere i ritmi attuali, ipotizzano i ricercatori, la Terra, in una decina di anni, arriverebbe a superare il suo punto di non ritorno a causa dell’innalzamento della temperatura globale di oltre i due gradi, termine questo fissato come tetto massimo, rispetto ai livelli preindustriali. Uno scenario da film, dove però non c’è nessun supereroe in agguato per salvare il mondo, ma sta all’uomo sventare l’apocalisse, cercando di modificare i propri comportamenti nella direzione di un maggiore rispetto dell’ambiente che lo accoglie.

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