Un nanofarmaco potrebbe rivoluzionare la lotta contro il tumore ai polmoni

Un nanofarmaco sarebbe in grado di far regredire il tumore del polmone di tipo squamoso nel doppio dei pazienti rispetto al trattamento standard. Si chiama nab-paclitaxel e potrebbe rappresentare una svolta anche come terapia di mantenimento, successiva alla chemioterapia iniziale, cercando di migliorare cosi’ in maniera significativa la sopravvivenza proprio in una delle forme piu’ aggressive, quella non a piccole cellule squamosa, tipica dei fumatori.

Nella fase di test del nuovo farmaco è stata evidenziata una riduzione del 41% e attualmente, sotto la guida di un team di ricerca italiano, è in atto una sperimentazione per utilizzare la nuova molecola come terapia di mantenimento per tenere sotto controllo il cancro. A rivelarlo è uno studio internazionale denominato Abound, avviato con il coinvolgimento di 300 pazienti. La sperimentazione della molecola sarà guidata dall’Italia con l’obiettivo di tenere sotto controllo il cancro. Il nanofarmaco ha già dimostrato di far regredire il tumore del polmone nel doppio dei pazienti rispetto al trattamento standard e potrebbe rappresentare una svolta anche come terapia di mantenimento, successiva alla chemioterapia iniziale.

Uno studio che ha coinvolto piu’ di mille pazienti ha evidenziato percentuali di risposta doppie nelle persone colpite dalla forma non a piccole cellule squamosa metastatica trattate con la combinazione dei due farmaci rispetto al vecchio standard di carboplatino e taxolo. In particolare si e’ registrata una regressione delle dimensioni del tumore nel 41% dei pazienti rispetto al 24% raggiunto con il trattamento standard”. Questi risultati positivi, approfonditi oggi al Congresso ESMO, hanno condotto all’approvazione dell’associazione di nab-paclitaxel e carboplatino da parte dell’ente regolatorio statunitense (Food and Drug Administration, FDA) ed europeo (European Medicines Agency, EMA).

“Alla luce di questi dati – commenta Gridelli Direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino – abbiamo deciso di verificare con un altro studio, ‘Abound’, l’efficacia di nab-paclitaxel come terapia di mantenimento successiva alla combinazione. “Oggi, nel tumore del polmone non a piccole cellule squamoso avanzato, dopo 4/6 cicli di chemioterapia si sospende il trattamento e la sopravvivenza e’ di circa un anno. Oggi stiamo verificando in questo nuovo studio se la terapia di mantenimento e’ in grado di mantenere il risultato ottenuto con la chemioterapia iniziale, con prospettive importanti grazie a nab-paclitaxel”, conclude Gridelli.

Il fumo di sigaretta e’ riconosciuto come il piu’ importante fattore di rischio per l’insorgenza del carcinoma del polmone. La probabilita’ di svilupparlo e’ piu’ alta di 14 volte nei tabagisti rispetto ai non fumatori. Aumenta fino a 20 volte in chi consuma oltre 20 sigarette al giorno. In Italia i prodotti a base di tabacco sono responsabili di oltre 9 decessi su 10 per cancro al polmone. E il fumo passivo e’ associato ad un incremento della probabilita’ di sviluppare questa neoplasia di circa il 30%.

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