Allergie e intolleranze alimentari: il punto di vista di tre società scientifiche

Come riconoscere le reazioni avverse agli alimenti. Differenze tra allergie ed intolleranze alimentari. Un fenomeno in aumento quello delle allergie alimentari? O è la percezione del problema ad essere stata sensibilmente alterata negli ultimi anni? Il crescente interesse per le questioni di salute, legate “alla buona o cattiva tavola”, ha trasformato impropriamente un fatto medico-sanitario in un intervento “fai da te”. I dati dicono che l’epidemiologia dell’allergia alimentare non è chiara ma c’è un generale consenso sulla differenza esistente fra la percezione di allergia alimentare nella popolazione (circa il 20%), rispetto all’incidenza reale del fenomeno, che stima la prevalenza dell’allergia alimentare intorno al 2-4 % della popolazione adulta.

A ‘gonfiare’ la popolazione degli allergici è l’uso di test complementari e alternativi di gran moda da un po’ di anni, ma privi di validità scientifica per la diagnosi. A rilevarlo è la Fnomceo (Federazione degli ordini dei medici), che insieme a tre società scientifiche di allergologia (Siaaic, Aaito e Siaip) ha presentato oggi a Milano un documento su allergie e intolleranze alimentari in un convegno su alimentazione e stili di vita. ”La percezione della popolazione di essere affetta da intolleranza o allergie alimentari arriva quasi al 25% – spiega Gianluigi Spata, componente del Comitato Centrale Fnomceo – ma l’incidenza reale è molto più bassa. Oggi c’è la moda di giustificare qualsiasi malattia con un’allergia e i medici sono tempestati di richieste di test allergologici”.

Da qui la decisione di produrre un documento condiviso con le società scientifica, che verrà inviato ai 300mila medici italiani. Oltre a spiegare le differenze tra allergie e intolleranze alimentari, viene fatto il punto sul percorso diagnostico da seguire e i test realmente efficaci. Sono almeno 13 quelli privi di validità, tra cui dria test, vega test, biorisonanza, iridologia, analisi del capello, kinesiologia applicata, riflesso cardio-auricolare. ”Il rischio di un uso di questi test è di sottoporsi a diete non corrette, che possono portare a stati di malnutrizione e danni, soprattutto ai bambini”, continua Spata. I test validi per la diagnosi di un’allergia invece, conclude Marina Russello, dell’Aiito, sono ”i test cutanei, il test rast, quello per l’intolleranza al lattosio e zucchero e in caso di dubbi il test di scatenamento orale. Ma prima di arrivare al test bisogna esporre i disturbi al medico curante, che indirizzerà il paziente ad un gastroenterologo o allergologo”.

L’impatto della disinformazione in ambito pediatrico: che ricadute ha in termini di salute del bambino e di allarmismo generale?
Sull’argomento allergie nel bambino c’è molta disinformazione spiega Mauro Calvani (SIAIP -Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica). Di certo le allergie alimentari sono aumentate negli ultimi decenni, ma oltre all’aumento reale vi è un timore di essere affetto da una allergia alimentare ancora più diffuso e spesso ingiustificato.

Ovvero molte persone attribuiscono i sintomi più disparati ad improbabili allergie o intolleranze alimentari e in questo vengono talora assecondate da medici poco preparati sull’argomento o peggio talora in mala fede, dato che impiegano test diagnostici non validati, o frequentemente già dichiaratamente riconosciuti inefficaci, e non ultimo spesso costosi. In questo alcuni media generalisti hanno la colpa di non scegliere bene gli esperti da intervistare, individuabili facilmente nell’ambito delle società scientifiche nazionali di immunologia o allergologia dell’adulto o pediatriche. Pertanto a volte capita di sentire alla televisione o alla radio affermazioni assolutamente scorrette che contribuiscono a diffondere allarme e ingigantire un problema che è già grande di per sé. L’impatto dei media sulla popolazione è assolutamente importante: qualunque affermazione venga fatta viene ritenuta attendibile, pur se non lo è.

Le conseguenze più importanti della disinformazione:

1. creare molta paura nei confronti di alcuni alimenti (ad esempio le fragole e la cioccolata) di per se assai raramente causa di allergie nel bambino

2. creare dei falsi allergici, che per questo hanno una dieta più ristretta e spesso incompleta, con potenziali rischi sull’accrescimento e sulla salute, oltreché più costosa per i genitori, cosa di certo importante in un periodo come l’attuale di ristrettezze economiche

3. sottovalutare o non inquadrare correttamente i veri allergici, che invece poi rischiano reazioni assai gravi e talora mortali, se esposti di nuovo all’alimento allergizzante

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