Expo: non c’è diritto al cibo senza agricoltura, la sostenibilità è la sfida per il mondo

“Siamo diventati globali in un sistema di sviluppo che non tiene conto delle diversità. Il risultato è che questa globalizzazione non ha sconfitto la fame nel mondo e ha allargato le diseguaglianze. E’ tempo di riflettere non più solo sull’emergenza alimentare, ma sulle cause profonde che la determinano. E agire di conseguenza”. Così, Dino Scanavino presidente nazionale della Cia-Confederazione italiana agricoltori, commenta  la Giornata Mondiale dell’Alimentazione all’Expo alla presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon accompagnato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che gli ha consegnato la Carta di Milano.

“Nel suo discorso -nota Scanavino- Ban Ki-Moon ci ha ricordato come nel mondo 800 milioni di persone soffrono la fame, ma ha anche ammesso che mantenere le promesse dell’Agenda 2030 non sarà possibile senza un rapido progresso nell’eliminare fame e denutrizione. Allo stesso modo, mantenere gli impegni per cancellare per sempre la fame, per tutti, non sarà possibile senza progressi significativi nella nuova agenda. Questo significa che serve un diverso modello di sviluppo dove l’agricoltura torni a essere centrale in una reale prospettiva di sostenibilità. Aver consegnato a Ban Ki-Moon la Carta di Milano non può essere solo un gesto simbolico. La Carta di Milano deve diventare un documento programmatico mondiale”.

Ci sono in quel documento, a giudizio del presidente della Cia, delle priorità ineludibili che scaturiscono dalla riaffermazione della centralità agricola e che guidano l’attività della Cia: “Più cooperazione con i paesi svantaggiati, più rispetto delle diversità e delle identità, più accessibilità ai mercati sono sicuramente gli impegni che ci siamo presi e che dobbiamo trasformare in azione”. Al proposito, spiega Scanavino, “serve più ricerca applicata all’agricoltura, ma questa ricerca deve essere intesa alla massima valorizzazione della biodiversità. Il cibo infatti è un’espressione culturale, è il risultato del combinato disposto tra prassi agricole e costituenti delle comunità. Non possiamo pensare di risolvere l’emergenza alimentare facendo mangiare a tutti le stesse cose, mortificando in nome delle quantità la qualità e la biodiversità. Noi siamo per la valorizzazione massima dell’impresa agricola familiare in tutto il mondo. Così come in Italia queste imprese -a cui va restituita dignità economica e centralità sociale- sono le custodi della biodiversità e del valore rurale così nel mondo questo modello va esportato e difeso”. Accanto ad altre due azioni indispensabili. La prima è la lotta allo spreco alimentare.

“A livello globale la situazione è drammatica, con ben 1,3 miliardi di tonnellate di cibo che finiscono in discarica. In Italia finiscono tra  rifiuti 6,5 euro a settimana di alimenti ancora commestibili. Lotta allo spreco significa però anche garantire sicurezza alimentare. Ed ecco che il modello italiano di cui Cia è protagonista emerge con ancora maggior forza”, osserva il presidente confederale. La seconda azione è favorire l’aumento della produttività agricola sostenibile nei Paesi più poveri, aggiunge Scanavino: “In un mondo in cui il 70% degli 1,4 milioni di persone che vivono in povertà assoluta risiede in aree rurali, è necessario promuovere investimenti in progetti irrigui e infrastrutturali, garantendo l’accesso dei piccoli agricoltori al mercato dei fattori, a partire dalla terra e dal credito”. Infine “bisogna dire basta al consumo di suolo. Mai più rubare un ettaro di terra all’agricoltura -conclude il presidente della Cia-. I terreni fertili li dobbiamo custodire”. Ed ecco che questi impegni, insieme, fanno diventare la Carta di Milano il documento programmatico per lo sviluppo sostenibile.‎

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie