In valutazione i referendum contro le trivellazioni

Sono stati depositati in Cassazione, da parte dei rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni, sei quesiti referendari contro le trivellazioni entro le 12 miglia, cioè entro le acque nazionali, e sul territorio.

Le Regioni impegnate nell’iniziativa sono: Basilicata, che ne è capofila, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise.

I sei quesiti in questione chiedono l’abrogazione dell’art.37 del decreto “Sblocca Italia” e di cinque articoli del decreto “Sviluppo”, che si riferiscono alle procedure per le trivellazioni. Su tali articoli è attesa anche la decisione della Consulta, che si pronuncerà tra gennaio ed aprile sulla questione. L’articolo dello “Sblocca Italia” sotto accusa prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici.

Nella sola Regione Basilicata, che guida la lotta contro le trivelle, sono già presenti 70 impianti di trivellazione. Il Veneto, già negli anni ‘50 e ’60, ha subito i danni delle trivellazioni in laguna e nel delta del Po, dove l’abbassamento della costa di oltre due metri e mezzo aveva costretto ad innalzare gli argini, portando una spesa elevatissima, che rapportata ad oggi sarebbe di due miliardi di euro. Inoltre, la città di Venezia rischia di subire danni al turismo, offrendo un paesaggio deturpato dalle trivelle.

Per legge sarebbero bastate cinque Regioni e invece sono esattamente il doppio. L’accordo di un numero così elevato di Regioni, fa capire quanto il problema sia sentito e sofferto in maniera trasversale in tutto il Paese e necessiti di una soluzione, che possa essere maggiormente lungimirante non solo dal punto di vista ecologico, ma anche economico, considerando che le trivelle rischiano non solo di mettere in crisi l’industria turistica, ma anche quella ittica, danneggiando irreparabilmente l’ecosistema mare.

Depositati i quesiti referendari, si attende che l’Ufficio referendum della Suprema Corte, entro un mese circa, attesti la correttezza formale dei quesiti e li inoltri alla Corte Costituzionale che ne valuterà l’ammissibilità rispetto al nostro sistema di norme.  Dopodiché, ciò che accadrà in seguito dipenderà dalla risposta del governo.

Condividi questo articolo: 




 

Altre Notizie