La tortura funziona? per Donald Trump “assolutamente sì”

Donald Trump è assolutamente convinto che “la tortura funzioni” nella lotta al terrorismo. E’ quanto afferma il presidente americano in un’intervista all’Abc news dopo che la stampa americana ha pubblicato una serie di bozze di nuovi ordini esecutivi sulla riapertura delle prigioni segrete della Cia e la ripresa dei cosiddetti metodi di interrogatorio duro, a partire dal famigerato waterboarding.

Trump ha citato il parere di alcuni “alti ufficiali dell’intelligence” che gli avrebbero assicurato che la tortura funziona, ma poi ha aggiunto che a riguardo si affiderà al giudizio del direttore della Cia, Mike Pompeo, e del capo del Pentagono, il generale Mattis.

Come aveva già fatto più volte durante la campagna elettorale Trump ha giustificato il ricorso a questi metodi puntando il dito contro la brutalità dello Stato Islamico: “Quando tagliano la testa dei nostri e di altri, solo perché sono cristiani in Medio Oriente, quando lo Stato Islamico fa cose di cui nessuno ha sentito dai tempi del Medioevo, cosa dovrei pensare del waterboarding? Per quanto mi riguarda, dobbiamo combattere il fuoco con il fuoco”.

Il sondaggio di Amnesty

Anche l’opinione mondiale è divisa sul ricorso all’uso della tortura per proteggere i cittadini (dal terrorismo e da altre minacce). Amnesty International, nel maggio del 2014, in occasione della campagna globale ‘Stop alla tortura’, ha commissionato un sondaggio all’istituto di ricerche GlobeScan per conoscere l’attitudine dell’opinione pubblica rispetto alla tortura in 21 Paesi del mondo. Il risultato è allarmante:

  • il 44 per cento del campione pensa che, se fosse arrestato nel suo paese, rischierebbe di essere torturato
  • l’82 per cento ritiene che dovrebbero esserci leggi rigorose contro la tortura
  • più di un terzo (il 36 per cento) crede che la tortura potrebbe essere giustificata in determinate circostanze

Nel 2015, secondo Amnesty, sono 150 i Paesi che hanno ratificato la Convenzione contro la tortura ma, nonostante ciò, abusi e maltrattamenti sono ancora in uso anche in alcuni degli Stati che formalmente li hanno aboliti.

Dalla parte della tortura

“I risultati sono sorprendenti”, fu il commento di Caroline Holme, l’allora direttrice di GlobeScan, “quasi la metà delle persone che abbiamo contattato si sente vulnerabile rispetto alla tortura. La vasta maggioranza ritiene che dovrebbero esserci norme chiare contro la tortura, ma più di un terzo ancora pensa che in certi casi la tortura possa essere usata. Complessivamente, abbiamo riscontrato un forte sostegno globale in favore di azioni che prevengano la tortura”.

Nei Paesi che hanno preso sul serio gli impegni assunti con la ratifica della Convenzione contro la tortura, questa è diminuita grazie all’introduzione di un reato specifico nelle leggi nazionali, all’apertura dei centri di detenzione a organismi indipendenti di monitoraggio e alla registrazione video degli interrogatori.

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