Economia circolare: dall’uva al bioetanolo il “circolo virtuoso” delle distillerie

Dall’uva al distillato fino ad arrivare all’energia: il modello delle distillerie è uno degli esempi più significativi di economia circolare. Lo ha ribadito AssoDistil in occasione della sua 71ma assemblea annuale, lanciando un appello per salvaguardare le eccellenze produttive della distillazione italiana.

Ogni anno, le distillerie lavorano tonnellate di materie prime agricole, come cereali, frutta, vino e vinacce che sono trasformati in numerosi altri prodotti: solo le cantine vinicole conferiscono alle distillerie un milione di tonnellate di sottoprodotti, garantendo la qualità dei vini ed evitando possibili sofisticazioni.

Materie prime agricole, valorizzazione dei residui, produzioni diversificate, energia elettrica da fonti rinnovabili, termica, biogas, bioetanolo e biometano: un’industria sana che investe nella sostenibilità e migliora l’ambiente, creando al contempo posti di lavoro e garantendo gettito erariale. “E’ questo il concetto di economia circolare – ha spiegato Antonio Emaldi, presidente di AssoDistil – che si cala perfettamente nello scenario produttivo delle nostre imprese virtuose”.

Delle distillerie si ha spesso un’immagine riduttiva. “Si tratta in realtà di un settore complesso – ha sottolineato il numero uno dei distillatori – che genera un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile: tutto ciò che entra in distilleria viene trasformato in molti prodotti di uso quotidiano”.

Il cerchio virtuoso della distilleria si chiude con l’energia. Attraverso la combustione e la digestione dei residui della distillazione, le distillerie producono quasi 300.000 Mwh all’anno di energia elettrica, fornendo un contributo significativo al miglioramento della qualità dell’ambiente.

L’ultima novità del comparto riguarda il bioetanolo, biocarburante avanzato di origine vegetale, la cui matrice sono sottoprodotti e colture agricole dedicate, quindi non utilizzabili in alimentazione, umana o animale. Secondo dati di AssoDistil, la capacità produttiva delle aziende italiane è pari a 215mila tonnellate l’anno. “Proprio perché riteniamo che questo biocarburante possa aprire grandi possibilità al settore – ha annunciato il presidente Emaldi – abbiamo creato una nuova sezione di AssoDistil dedicata al bioetanolo”.

Un sistema di gestione perfetto che la crisi delle acquaviti da vino e la concorrenza sleale operata dall’acido tartarico cinese, di origine sintetica, contro quello italiano di origine naturale, hanno messo in seria difficoltà. Oggi, le acquaviti di vino sono giunte al minimo storico di produzione di 10mila ettanidri. Nel giro di 6 anni, sono calate del 90%.

Non va meglio all’acido tartarico naturale “Made in Italy” che si trova a contrastare l’invasione del concorrente prodotto in Cina, derivato dal benzene o dal butano. “Occorre modificare la normativa a livello UE – ha messo in guardia Antonio Emaldi, presidente dei distillatori – differenziando la denominazione del nostro additivo. L’export di acido tartarico sintetico cinese ha raggiunto un volume pari all’intera produzione europea di quello naturale”.

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